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GUIDA
ALLA REDAZIONE DELLA TESI DI LAUREA |
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INDICE
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1. Il significato della tesi di laurea
2. Il progetto di tesi
3. L'organizzazione della tesi
3.1. Introduzione
3.2. Capitoli centrali
3.3. Conclusioni
3.4. Note
3.5. Bibliografia
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Questo documento
fornisce alcune informazioni utili per lo svolgimento di una tesi di
laurea. L'esposizione prescinde, per quanto possibile, dal riferimento ad
un particolare ambito disciplinare. Precipua attenzione viene data alla
fase di redazione, fornendo peraltro qualche cenno alle fasi di
impostazione e di ricerca, quando ciò risulti utile ai fini di una piena
comprensione del discorso. Tali informazioni valgono per qualunque tipo di
tesi; è auspicabile che esse siano note ad ogni studente prima ancora
della scelta dell'argomento di tesi. E' pure opportuno che lo studente
conosca le norme sancite dal regolamento didattico delle tesi di laurea. |
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1. Il significato della
tesi di laurea
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Nello
svolgere la tesi di laurea, che costituisce il coronamento degli studi
universitari, lo studente è chiamato a dare prova di capacità di
iniziativa. Sia pure con il supporto dato dal relatore, egli deve dapprima
mettere a fuoco il proprio obiettivo, individuando l'argomento di tesi,
per poi coglierlo, realizzando un lavoro completo e organico su tale
argomento attraverso l'impiego dei metodi di analisi e di sintesi appresi
nel corso degli studi universitari. |
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2. Il progetto di tesi
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Esistono
significative analogie tra lo svolgimento del lavoro di tesi e la messa a
punto di una nuova attività imprenditoriale. Occorre innanzitutto un forte
interesse per uno specifico ambito, in quanto il laureando dovrà
confrontarsi con esso per parecchio tempo. Tale interesse deve tradursi in
un'idea promettente: un argomento o un problema che, in qualche suo
aspetto, possa essere affrontato in modo innovativo. Per maturare un'idea
si può ricorrere a suggerimenti di terzi e a un'analisi della letteratura,
vale a dire di ciò che hanno già fatto gli altri. Anche se si dispone di
un'idea, l'analisi della letteratura deve essere effettuata per accertarsi
che tale idea non sia già venuta ad altri.
L'idea
deve essere opportunamente elaborata sino a diventare un progetto; si
tratta di un documento di due o tre pagine nel quale devono comparire:
la
letteratura esaminata in via preliminare;
gli
obiettivi della tesi e le ragioni sottostanti alla loro scelta;
gli
strumenti da utilizzare per raggiungere gli obiettivi;
un indice
della tesi con un'indicazione di massima sul contenuto dei diversi
capitoli come pure sulle parti originali del lavoro.
L'indice
è un oggetto dinamico. In fase iniziale, quando il contesto è maggiormente
incerto, consente una prima e provvisoria programmazione del lavoro da
svolgere. Al procedere del lavoro, e alla conseguente diminuzione
dell'incertezza, viene inevitabilmente modificato; ogni cambiamento
implica ovviamente una revisione nella programmazione del lavoro non
ancora svolto. Se ci sono impegno e capacità la tesi giungerà sicuramente
in porto; tuttavia, potranno esserci significative differenze rispetto al
progetto iniziale. Non è quindi possibile prevedere con precisione il
tempo necessario per effettuare il lavoro di tesi; tuttavia, coerentemente
con quanto sancito dal Regolamento sulletesi di laurea, non è ragionevole
pensare ad un impegno inferiore ai sei mesi-uomo.
Una volta
redatto, il progetto dovrà essere discusso con il futuro relatore; dopo
aver ricevuto la sua approvazione e, soprattutto, i suoi consigli, il
lavoro di tesi potrà avere inizio.
Le precedenti indicazioni facevano implicito riferimento
alle tesi applicative e di ricerca. Se, per qualsiasi ragione, si deve
limitare il tempo dedicato al lavoro di tesi (comunque a non meno di
tre-mesi uomo), conviene optare per una tesi di relazione. In tal caso non
c'è enfasi sui contenuti originali ed il lavoro può consistere in una
rassegna ragionata della letteratura su un tema di particolare interesse.
Alcuni esempi di tesi
di laurea
Si
decide di analizzare la nuova normativa bancaria entrata in vigore nel
1994 e come questa abbia variato il rapporto tra banca e impresa. Dopo
aver ricostruito l'iter attraverso il quale si è giunti al nuovo Testo
Unico, si esaminano prima e si confrontano poi i diversi punti di vista
sull'argomento, analizzando le ragioni dei fautori della banca universale
e di coloro che, invece, sostengono la necessità di una specializzazione
dell'attività bancaria. Sulla base di tale confronto si elaborano, infine,
considerazioni e conclusioni personali.
Si
vogliono studiare i processi di diversificazione delle grandi imprese
italiane durante gli ultimi vent'anni. La teoria economica fornisce
diverse interpretazioni della diversificazione. Secondo approcci di tipo
finanziario e manageriale, la diversificazione sarebbe orientata
principalmente alla riduzione del rischio. Secondo approcci fondati sulla
presenza di economie di scopo o di varietà, la diversificazione sarebbe
orientata allo sfruttamento di risorse eccedenti. Dopo aver passato in
rassegna la letteratura su questo tema, si seleziona un campione di grandi
imprese italiane e si esaminano i loro processi di diversificazione,
mettendoli in relazione con variabili che misurano, per esempio, la
presenza di risorse eccedenti. Infine si analizza la relazione tra
strategia di diversificazione e prestazione economico-finanziaria.
Si
decide di valutare un'azienda in sede di cessione. A tale scopo, dopo aver
compiuto un approfondito studio delle sue caratteristiche, si procede alla
valutazione del capitale, applicando i metodi ritenuti più appropriati:
patrimoniale, reddituale, finanziario ... , motivandone la scelta. La
comparazione critica dei risultati emersi conclude il lavoro.
Si
intende proporre un modello per la gestione di portafogli obbligazionari
da parte di istituzioni che garantiscono un tasso di rendimento minimo per
contratto. Si decide di esplorare un'alternativa all'uso di strumenti
derivati. Dopo aver passato in rassegna la letteratura relativa
all'immunizzazione finanziaria e dopo aver preso confidenza con il
controllo ottimo max-min e il suo impiego in ambito finanziario, si mette
a punto un modello, per poi ricavare la legge di controllo ottima mediante
la programmazione dinamica. Facendo uso di dati relativi al mercato
obbligazionario italiano, si ricorre alla simulazione per effettuare un
confronto tra tale legge di controllo ed altre politiche, tratte dalla
letteratura, che prevedono l'impiego di strumenti derivati.
Si vuole
dimostrare una tesi, per esempio la necessità di un mercato secondario per
le PMI a livello europeo. Da un'analisi dei motivi che spingono alla
creazione dei mercati secondari, si passa all'esame di alcune esperienze a
livello nazionale, al fine di confrontarle per individuarne i fattori di
successo o insuccesso. Sulla base di questi elementi si propone un modello
di mercato, valutandone la fattibilità economica e le potenzialità di
sviluppo, verificando la presenza di imprese disposte a quotarsi e di
operatori disponibili a sostenere il corso dei titoli.
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3. L'organizzazione della tesi
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La tesi
di laurea presenterà la seguente struttura generale:
-
Indice
-
Introduzione
-
Capitoli centrali
-
Conclusioni
-
Note
-
Bibliografia
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3.1. Introduzione |
L'introduzione deve contenere gli elementi fondamentali che servono a far
comprendere il lavoro, anche a chi non abbia il tempo di leggerlo in tutte
le sue parti. L'introduzione deve inoltre illustrare con chiarezza gli
obiettivi e le ragioni sottostanti alla loro scelta, fornire alcuni cenni
in merito alla letteratura rilevante, presentare gli strumenti utilizzati
(la metodologia) e l'organizzazione essenziale in parti e in capitoli.
La
chiarezza degli obiettivi del lavoro è fondamentale per poterne
controllare la coerenza, il rigore del metodo seguito e l'utilità del
materiale utilizzato (sia teorico che empirico). Capita spesso di
imbattersi in tesi che contengono rassegne della letteratura o descrizioni
di fatti in gran parte non attinenti al tema centrale. Chi legge
l'introduzione deve poter rapidamente controllare l'effettiva utilità di
ogni singola parte o capitolo rispetto agli obiettivi del lavoro.
In molti
casi, per ottenere una valida formulazione degli obiettivi occorre
definire con precisione le ipotesi dalle quali si muove e la tesi che si
intende dimostrare. Bisogna inoltre chiarire se le ipotesi siano
corroborate da evidenza empirica e/o da modelli teorici.
Sebbene
le ragioni sottostanti alla scelta degli obiettivi siano spesso evidenti,
può essere utile menzionarle per far capire bene l'origine del lavoro
svolto. Tali ragioni possono essere legate alla mancanza di una
letteratura completa sull'argomento, oppure possono dipendere da nuovi
eventi istituzionali o economici (la crisi di un settore industriale, di
un'azienda o di un distretto industriale, l'introduzione di una nuova
legge ecc.).
Ipotesi
di partenza e tesi: alcuni esempi
Le
ipotesi di lavoro possono essere fondate sulla teoria o sull'osservazione
empirica. Pur partendo dall'osservazione di fatti, dobbiamo comunque
ricorrere alla teoria per spiegarne il significato. Per esempio, l'elevato
numero di innovazioni introdotte da grandi imprese in Gran Bretagna in
questo secolo ha indotto alcuni studiosi ad avanzare l'ipotesi che queste
abbiano un vantaggio nell'attività innovativa rispetto alle piccole
imprese. Si può quindi partire da questa ipotesi per fare una verifica in
un particolare settore o in un paese. Ma perchè le grandi imprese
dovrebbero avere un vantaggio rispetto alle piccole imprese? Cosa
suggerisce a questo proposito la letteratura economica? Potremmo fare
nostra, per esempio, l'ipotesi di Schumpeter secondo cui le grandi imprese
sono avvantaggiate perchè possono appropriarsi meglio dei benefici
dell'innovazione, ripartendo le spese di ricerca e sviluppo su elevati
livelli produttivi. Questa ipotesi è messa in discussione da altre teorie
le quali sostengono che la prestazione innovativa si riduce con la
dimensione dell'impresa a causa di inefficienze gestionali e di carenza di
incentivi per il personale. Seguendo queste teorie si perviene ad
un'ipotesi di lavoro alternativa a quella schumpeteriana. La tesi di
laurea può ovviamente assumere una posizione "neutrale" rispetto alle due
teorie appena menzionate.
Oltre
alla verifica di ipotesi fondate su evidenza empirica o su modelli teorici
tratti dalla letteratura, una tesi può proporre un proprio modello
esplicativo. In un lavoro sull'internazionalizzazione delle imprese un
semplice modello può spiegare la forma dell'internazionalizzazione:
esportazioni o investimenti diretti all'estero. In questo modello la
scelta della forma di internazionalizzazione dipenderà, per esempio, dal
grado di imperfezione dei mercati e dall'apprendimento dell'impresa:
all'aumentare dell'imperfezione dei mercati di beni intermedi (conoscenze,
input produttivi ecc.) l'impresa ricorre all'investimento diretto in
alternativa all'esportazione. Inoltre, il modello prevede che vi sia
apprendimento da parte dell'impresa: nelle prime fasi del processo di
internazionalizzazione l'impresa utilizza soprattutto esportazioni mentre
nelle fasi successive ricorre principalmente a investimenti diretti.
Nell'introduzione è bene specificare i fattori o le variabili esplicative
utilizzate per rappresentare ciascun modello/teoria. In questo modo chi
legge l'introduzione può valutare se le variabili utilizzate rappresentano
una buona specificazione dei modelli a confronto o se invece sono state
omesse delle variabili importanti.
Una
tesi di storia dell'impresa o di diritto può presentare un impianto
diverso da quello degli esempi precedenti. Spesso non ci saranno modelli
da validare o ipotesi di lavoro da sviluppare. In questo caso
nell'introduzione si dovranno spiegare bene gli obiettivi e il campo
d'indagine. In una tesi di diritto comparato si dovrà precisare che la
tesi si propone di analizzare, per esempio, le diverse modalità secondo
cui la direttiva CEE del 1991 sull'estensione dei diritti di proprietà
intellettuale alla produzione di programmi software è stata recepita in
Italia e in Francia. |
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3.2. Capitoli centrali |
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Anche la
parte centrale della tesi, inevitabilmente, avrà una struttura che varia
in funzione dell'ambito disciplinare e della metodologia impiegata. In
questo documento ci limitiamo ad alcune indicazioni generali.
Nei capitoli centrali si dovrà:
proporre
una rassegna della letteratura (o della dottrina) rilevante. E'
assolutamente importate evitare l'analisi dettagliata di contributi solo
marginalmente attinenti all'argomento trattato nella tesi. Se si ritiene
che un certo argomento meriterebbe un maggiore approfondimento, pur
essendo marginale ai fini del lavoro di tesi, è meglio rinviare alla
letteratura. Per esempio: "su questo argomento esiste una vasta
letteratura. Fra i contributi maggiori si segnalano Pinco Pallino (1952),
Cric e Croc (1969) e Vattelapesca (1992)";
illustrare il modello teorico o lo schema interpretativo sul quale si
fonda il lavoro;
inquadrare il settore o il contesto istituzionale in cui si inserisce il
lavoro;
presentare gli strumenti impiegati (la metodologia);
presentare e discutere i risultati ottenuti.
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3.3. Conclusioni |
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Le conclusioni
sono parte integrante della tesi, della quale rappresentano l'ultimo
capitolo a coronamento del lavoro svolto. Non sono un riassunto, bensì
costituiscono il momento di verifica della struttura argomentativa e della
metodologia adoperate nella elaborazione dei dati e delle informazioni.
Infatti, se il lavoro è ben strutturato, cioè se le idee a qualunque
livello della tesi rappresentano una sintesi di quelle ai livelli
precedenti, la stesura delle conclusioni sarà agile, perchè immediata
conseguenza del lavoro già svolto.
Le conclusioni
devono essere chiare e sintetiche. Affinchè siano efficaci, deve esistere
un ordine, un procedimento logico nelle idee ivi esposte. In particolare,
occorre richiamare il metodo di ragionamento seguito nel lavoro,
riportando i risultati più importanti che sono emersi. Inoltre, bisogna
menzionare i possibili futuri sviluppi della ricerca e fornire eventuali
indicazioni di carattere normativo.
Le conclusioni vanno armonizzate con l'introduzione; in
esse si deve dare giustificazione e dimostrazione delle prese di
posizione.
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3.4. Note |
Le note servono
ad identificare la fonte dalla quale è tratta una informazione oppure a
fornire ulteriori considerazioni, citazioni e rinvii, che altrimenti
appesantirebbero il testo, rischiando di far perdere il filo a chi legge.
Esse contribuiscono inoltre a documentare la serietà di una ricerca.
E' importante
inserirle sin da subito nel testo, onde evitare di dimenticare col tempo
da dove si era tratta l'informazione. Per quanto concerne la loro
definitiva collocazione, si consiglia vivamente il posizionamento a piè di
pagina.
Le note di
riferimento bibliografico sono oggetto della norma ISO 690 (Bibliographical
references. Content, form and structure) che prevede tre diverse
modalità, alternative fra loro. Per la stesura di note di riferimento
bibliografico all'interno della tesi di laurea, prendiamo in
considerazione le prime due modalità:
note di
riferimento
sistema
autore-data
Esempi di note
di riferimento sono:
R. Dornbusch; S.
Fischer; Macroeconomia.
Bologna,
I1 mulino, 1988, p. 278.
M. Weber;
Wirtschaft und Gesellschaft. Tubingen, Mohr, 1920, trad. it.
Economia e società.
2 voll., Milano, Comunità, 1968.
P. Hertner;
ll capitale tedesco nell'industria elettrica italiana nella prima guerra
mondiale, in Energia e sviluppo. L'industria elettrica italiana e
la Società Edison, a cura di B. Bezza, Torino, Einaudi, 1986, p.
259-200.
G. Sapelli;
Organizzazione del lavoro all'Alfa Romeo. 1930-1951. Contraddizioni e
superamento del "modello svizzero", "Storia in Lombardia", A. 6, n. 2
(1987), p. 103-120.
In caso di opere
già citate una prima volta:
G. Sapelli;
Organizzazione del lavoro all'Alfa Romeo, cit., p. 105.
Si deve usare
invece: ivi, p. 106 (o: ibidem) solo nei casi in cui ci si
riferisca all'ultima opera citata e non esistano possibilità di errore;
qualora l'indicazione delle pagine sia la medesima, è sufficiente
ibidem.
Il sistema
autore-data è un metodo di riferimento bibliografico che consente di
richiamare direttamente all'interno del testo le opere citate in
bibliografia, evitando così l'impiego delle note bibliografiche. I rimandi
alla bibliografia vengono fatti specificando, di ogni opera, l'autore e
l'anno di pubblicazione.
La bibliografia
deve essere rigorosamente organizzata per autori. In particolare, in
mancanza di autori individuali effettivi, devono essere considerati come
autori gli eventuali curatori o gli eventuali enti emittenti degli
scritti. I riferimenti bibliografici sono inseriti direttamente nel testo
corrente, indicando fra parentesi il cognome dell'autore e l'anno.
Es.: (Drucker,
1995).
Nel caso di più
opere dello stesso anno, l'anno è seguito da una lettera.
Es.: (Drucker,
1993a).
Se ci si vuole
riferire a un certo tratto del testo è sufficiente aggiungere
l'indicazione di pagina.
Es.: (Drucker,
1995, p. 85-88).
In questo modo
si evitano tutte le note di riferimento bibliografico. Possono invece
essere conservate le note di contenuto.
Il sistema autore-data si adatta particolarmente
all'impiego nei testi che richiedono frequenti riferimenti bibliografici,
e specialmente se ci si riferisce ripetutamente alle stesse opere.
Inoltre, un'eventuale aggiunta o soppressione di riferimenti bibliografici
non comporta la rinumerazione delle note. |
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3.5. Bibliografia |
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La bibliografia
è di estrema rilevanza, in primo luogo perchè permette di capire a quale
livello siano arrivati gli studi intorno all'argomento prescelto, quindi
perchè fornisce un indicatore del tipo di lavoro che è stato svolto e, da
ultimo, perchè è indispensabile per il lettore interessato ad approfondire
i temi trattati.
Nella scelta di
un testo lo studente dovrà essere in grado di valutare con rapidità se
questo possa essergli utile. Un primo orientamento nella selezione del
materiale è fornito dalla fama dell'autore e dalla sua specifica
competenza rispetto all'argomento, dalla validità (specializzazione) della
casa editrice o della rivista. Le riviste sono fonti di notevole utilità,
soprattutto quando l'argomento è recente e non esistono ancora libri che
lo affrontino in modo completo oppure quando si voglia riportare il più
recente orientamento su di un argomento.
Nel corso della
stesura della tesi verranno consultati molti volumi, sia pure senza
leggerli tutti dalla prima all'ultima riga. La bibliografia dovrà
contenere l'elenco di tutte le opere utilizzate. Non vanno invece citate
le opere che non sono state effettivamente consultate, anche se esse
compaiono nelle bibliografie di altri autori: tutto il materiale deve
essere stato visionato in prima persona.
Di seguito una
serie di esempi che compendiano le possibili casistiche:
Berlanda, E.; et.
al.; Strumenti derivati. Il mercato italiano dei futures. Roma,
Bancaria, 1994.
Grabher, G.
(editor); The embedded firm.
On the
socioeconomics of industrial networks.
New York, Routledge, 1993.
a)
Drucker, P.F.; Managing for the future. Oxford,
Butterworth-Heinemann, 1993.
b)
Drucker, P.F.; Post-capitalist society. Oxford,
Butterworth-Heinemann, 1993.
Fabozzi,
F.J.; Fong, G.; Advanced fixed income portfolio management. The state
of the art. Chicago, Probus, 1994.
Gibbons,
M.R.; Ross, S.A.; Shanken, J.; A test of the efficiency of a given
portfolio, "Econometrica", 57, 1989, p. 1121-1152.
Hakansson,
N.; A characterization of optimal multiperiod portfolio policies,
in Portfolio theory, 25 years after: Essays in honor of Harry Markowitz,
eds. E. Elton and M. Gruber. Amsterdam, North-Holland, 1979, p. 169-177.
Hammer,
M.; Champy, J.; Reeingineering the corporation.
A manifesto for
business revolution.
In italiano: Ripensare l'azienda. [S.l.], Sperling & Kupfer, 1994.
United Nations Industrial Development Organization; Industrial Development
Centre for Arab States; Manual for evaluation of industrial projects.
New York, United Nations, 1980.
Ma anche:
Berlanda,
E., et. al.
(1994): Strumenti derivati. Il mercato italiano dei futures. Roma,
Bancaria.
Grabher, G.
(editor) (1993): The embedded firm.
On the
socioeconomics of industrial networks.
New York, Routledge.
Drucker,
P.F. (1993a): Managing for the future. Oxford,
Butterworth-Heinemann.
Drucker,
P.F. (1993b): Post-capitalist society. Oxford,
Butterworth-Heinemann.
Fabozzi,
F.J.; Fong, G. (1994): Advanced fixed income portfolio management. The
state of the art. Chicago, Probus.
Gibbons,
M.R.; Ross, S.A.; Shanken, J. (1989): A test of the efficiency of a
given portfolio, "Econometrica", 57, p. 1121-1152.
Hakansson,
N. (1979): A characterization of optimal multiperiod portfolio policies,
in Portfolio theory, 25 years after: Essays in honor of Harry Markowitz,
eds. E. Elton and M. Gruber. Amsterdam, North-Holland, p. 169-177.
Hammer,
M.; Champy, J. (1994): Reeingineering the corporation.
A manifesto
for business revolution.
In italiano: Ripensare l'azienda. [S.l.], Sperling & Kupfer.
United Nations Industrial Development Organization; Industrial Development
Centre for Arab States (1980): Manual for evaluation of industrial
projects.
New York, United Nations.
Una
presentazione più ampia delle tecniche di citazione è consultabile al
pagina
"Citazioni"
nel sito della biblioteca.
Berlanda,
E.; et. al.; Strumenti derivati. Il mercato italiano dei futures.
Roma,
Bancaria, 1994.
Grabher,
G. (editor); The embedded firm. On the socioeconomics of industrial
networks. New York, Routledge, 1993.
a)
Drucker, P.F.; Managing for the future. Oxford,
Butterworth-Heinemann, 1993.
b)
Drucker, P.F.; Post-capitalist society. Oxford,
Butterworth-Heinemann, 1993.
Fabozzi,
F.J.; Fong, G.; Advanced fixed income portfolio management. The state
of the art. Chicago, Probus, 1994.
Gibbons,
M.R.; Ross, S.A.; Shanken, J.; A test of the efficiency of a given
portfolio, "Econometrica", 57, 1989, p. 1121-1152.
Hakansson,
N.; A characterization of optimal multiperiod portfolio policies,
in Portfolio theory, 25 years after: Essays in honor of Harry Markowitz,
eds. E. Elton and M. Gruber. Amsterdam, North-Holland, 1979, p. 169-177.
Hammer,
M.; Champy, J.; Reeingineering the corporation.
A manifesto for
business revolution.
In italiano: Ripensare l'azienda. [S.l.], Sperling & Kupfer, 1994.
United Nations Industrial Development Organization; Industrial Development
Centre for Arab States; Manual for evaluation of industrial projects.
New York, United Nations, 1980.
Ma anche:
Berlanda,
E., et. al.
(1994): Strumenti derivati. Il mercato italiano dei futures. Roma,
Bancaria.
Grabher, G.
(editor) (1993): The embedded firm.
On the
socioeconomics of industrial networks.
New York, Routledge.
Drucker,
P.F. (1993a): Managing for the future. Oxford,
Butterworth-Heinemann.
Drucker,
P.F. (1993b): Post-capitalist society. Oxford,
Butterworth-Heinemann.
Fabozzi,
F.J.; Fong, G. (1994): Advanced fixed income portfolio management. The
state of the art. Chicago, Probus.
Gibbons,
M.R.; Ross, S.A.; Shanken, J. (1989): A test of the efficiency of a
given portfolio, "Econometrica", 57, p. 1121-1152.
Hakansson,
N. (1979): A characterization of optimal multiperiod portfolio policies,
in Portfolio theory, 25 years after: Essays in honor of Harry Markowitz,
eds. E. Elton and M. Gruber. Amsterdam, North-Holland, p. 169-177.
Hammer,
M.; Champy, J. (1994): Reeingineering the corporation.
A manifesto
for business revolution.
In italiano: Ripensare l'azienda. [S.l.], Sperling & Kupfer.
United Nations Industrial Development Organization; Industrial Development
Centre for Arab States (1980): Manual for evaluation of industrial
projects.
New York, United Nations.
Una
presentazione più ampia delle tecniche di citazione è consultabile al
pagina
"Citazioni"
nel sito della biblioteca.
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