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GUIDA ALLA REDAZIONE DELLA TESI DI LAUREA
INDICE

1. Il significato della tesi di laurea

2. Il progetto di tesi

3. L'organizzazione della tesi

3.1. Introduzione
3.2. Capitoli centrali
3.3. Conclusioni
3.4. Note
3.5. Bibliografia

Questo documento fornisce alcune informazioni utili per lo svolgimento di una tesi di laurea. L'esposizione prescinde, per quanto possibile, dal riferimento ad un particolare ambito disciplinare. Precipua attenzione viene data alla fase di redazione, fornendo peraltro qualche cenno alle fasi di impostazione e di ricerca, quando ciò risulti utile ai fini di una piena comprensione del discorso. Tali informazioni valgono per qualunque tipo di tesi; è auspicabile che esse siano note ad ogni studente prima ancora della scelta dell'argomento di tesi. E' pure opportuno che lo studente conosca le norme sancite dal regolamento didattico delle tesi di laurea.
1. Il significato della tesi di laurea
Nello svolgere la tesi di laurea, che costituisce il coronamento degli studi universitari, lo studente è chiamato a dare prova di capacità di iniziativa. Sia pure con il supporto dato dal relatore, egli deve dapprima mettere a fuoco il proprio obiettivo, individuando l'argomento di tesi, per poi coglierlo, realizzando un lavoro completo e organico su tale argomento attraverso l'impiego dei metodi di analisi e di sintesi appresi nel corso degli studi universitari.
2. Il progetto di tesi

Esistono significative analogie tra lo svolgimento del lavoro di tesi e la messa a punto di una nuova attività imprenditoriale. Occorre innanzitutto un forte interesse per uno specifico ambito, in quanto il laureando dovrà confrontarsi con esso per parecchio tempo. Tale interesse deve tradursi in un'idea promettente: un argomento o un problema che, in qualche suo aspetto, possa essere affrontato in modo innovativo. Per maturare un'idea si può ricorrere a suggerimenti di terzi e a un'analisi della letteratura, vale a dire di ciò che hanno già fatto gli altri. Anche se si dispone di un'idea, l'analisi della letteratura deve essere effettuata per accertarsi che tale idea non sia già venuta ad altri.
L'idea deve essere opportunamente elaborata sino a diventare un progetto; si tratta di un documento di due o tre pagine nel quale devono comparire:

la letteratura esaminata in via preliminare;
gli obiettivi della tesi e le ragioni sottostanti alla loro scelta;
gli strumenti da utilizzare per raggiungere gli obiettivi;
un indice della tesi con un'indicazione di massima sul contenuto dei diversi capitoli come pure sulle parti originali del lavoro.
L'indice è un oggetto dinamico. In fase iniziale, quando il contesto è maggiormente incerto, consente una prima e provvisoria programmazione del lavoro da svolgere. Al procedere del lavoro, e alla conseguente diminuzione dell'incertezza, viene inevitabilmente modificato; ogni cambiamento implica ovviamente una revisione nella programmazione del lavoro non ancora svolto. Se ci sono impegno e capacità la tesi giungerà sicuramente in porto; tuttavia, potranno esserci significative differenze rispetto al progetto iniziale. Non è quindi possibile prevedere con precisione il tempo necessario per effettuare il lavoro di tesi; tuttavia, coerentemente con quanto sancito dal Regolamento sulletesi di laurea, non è ragionevole pensare ad un impegno inferiore ai sei mesi-uomo.
Una volta redatto, il progetto dovrà essere discusso con il futuro relatore; dopo aver ricevuto la sua approvazione e, soprattutto, i suoi consigli, il lavoro di tesi potrà avere inizio.
Le precedenti indicazioni facevano implicito riferimento alle tesi applicative e di ricerca. Se, per qualsiasi ragione, si deve limitare il tempo dedicato al lavoro di tesi (comunque a non meno di tre-mesi uomo), conviene optare per una tesi di relazione. In tal caso non c'è enfasi sui contenuti originali ed il lavoro può consistere in una rassegna ragionata della letteratura su un tema di particolare interesse.

 


Alcuni esempi di tesi di laurea

Si decide di analizzare la nuova normativa bancaria entrata in vigore nel 1994 e come questa abbia variato il rapporto tra banca e impresa. Dopo aver ricostruito l'iter attraverso il quale si è giunti al nuovo Testo Unico, si esaminano prima e si confrontano poi i diversi punti di vista sull'argomento, analizzando le ragioni dei fautori della banca universale e di coloro che, invece, sostengono la necessità di una specializzazione dell'attività bancaria. Sulla base di tale confronto si elaborano, infine, considerazioni e conclusioni personali.

Si vogliono studiare i processi di diversificazione delle grandi imprese italiane durante gli ultimi vent'anni. La teoria economica fornisce diverse interpretazioni della diversificazione. Secondo approcci di tipo finanziario e manageriale, la diversificazione sarebbe orientata principalmente alla riduzione del rischio. Secondo approcci fondati sulla presenza di economie di scopo o di varietà, la diversificazione sarebbe orientata allo sfruttamento di risorse eccedenti. Dopo aver passato in rassegna la letteratura su questo tema, si seleziona un campione di grandi imprese italiane e si esaminano i loro processi di diversificazione, mettendoli in relazione con variabili che misurano, per esempio, la presenza di risorse eccedenti. Infine si analizza la relazione tra strategia di diversificazione e prestazione economico-finanziaria.

Si decide di valutare un'azienda in sede di cessione. A tale scopo, dopo aver compiuto un approfondito studio delle sue caratteristiche, si procede alla valutazione del capitale, applicando i metodi ritenuti più appropriati: patrimoniale, reddituale, finanziario ... , motivandone la scelta. La comparazione critica dei risultati emersi conclude il lavoro.

Si intende proporre un modello per la gestione di portafogli obbligazionari da parte di istituzioni che garantiscono un tasso di rendimento minimo per contratto. Si decide di esplorare un'alternativa all'uso di strumenti derivati. Dopo aver passato in rassegna la letteratura relativa all'immunizzazione finanziaria e dopo aver preso confidenza con il controllo ottimo max-min e il suo impiego in ambito finanziario, si mette a punto un modello, per poi ricavare la legge di controllo ottima mediante la programmazione dinamica. Facendo uso di dati relativi al mercato obbligazionario italiano, si ricorre alla simulazione per effettuare un confronto tra tale legge di controllo ed altre politiche, tratte dalla letteratura, che prevedono l'impiego di strumenti derivati.

Si vuole dimostrare una tesi, per esempio la necessità di un mercato secondario per le PMI a livello europeo. Da un'analisi dei motivi che spingono alla creazione dei mercati secondari, si passa all'esame di alcune esperienze a livello nazionale, al fine di confrontarle per individuarne i fattori di successo o insuccesso. Sulla base di questi elementi si propone un modello di mercato, valutandone la fattibilità economica e le potenzialità di sviluppo, verificando la presenza di imprese disposte a quotarsi e di operatori disponibili a sostenere il corso dei titoli.

3. L'organizzazione della tesi

La tesi di laurea presenterà la seguente struttura generale:

    • Indice

    • Introduzione

    • Capitoli centrali

    • Conclusioni

    • Note

    • Bibliografia

3.1. Introduzione
L'introduzione deve contenere gli elementi fondamentali che servono a far comprendere il lavoro, anche a chi non abbia il tempo di leggerlo in tutte le sue parti. L'introduzione deve inoltre illustrare con chiarezza gli obiettivi e le ragioni sottostanti alla loro scelta, fornire alcuni cenni in merito alla letteratura rilevante, presentare gli strumenti utilizzati (la metodologia) e l'organizzazione essenziale in parti e in capitoli.
La chiarezza degli obiettivi del lavoro è fondamentale per poterne controllare la coerenza, il rigore del metodo seguito e l'utilità del materiale utilizzato (sia teorico che empirico). Capita spesso di imbattersi in tesi che contengono rassegne della letteratura o descrizioni di fatti in gran parte non attinenti al tema centrale. Chi legge l'introduzione deve poter rapidamente controllare l'effettiva utilità di ogni singola parte o capitolo rispetto agli obiettivi del lavoro.
In molti casi, per ottenere una valida formulazione degli obiettivi occorre definire con precisione le ipotesi dalle quali si muove e la tesi che si intende dimostrare. Bisogna inoltre chiarire se le ipotesi siano corroborate da evidenza empirica e/o da modelli teorici.
Sebbene le ragioni sottostanti alla scelta degli obiettivi siano spesso evidenti, può essere utile menzionarle per far capire bene l'origine del lavoro svolto. Tali ragioni possono essere legate alla mancanza di una letteratura completa sull'argomento, oppure possono dipendere da nuovi eventi istituzionali o economici (la crisi di un settore industriale, di un'azienda o di un distretto industriale, l'introduzione di una nuova legge ecc.).


Ipotesi di partenza e tesi: alcuni esempi

Le ipotesi di lavoro possono essere fondate sulla teoria o sull'osservazione empirica. Pur partendo dall'osservazione di fatti, dobbiamo comunque ricorrere alla teoria per spiegarne il significato. Per esempio, l'elevato numero di innovazioni introdotte da grandi imprese in Gran Bretagna in questo secolo ha indotto alcuni studiosi ad avanzare l'ipotesi che queste abbiano un vantaggio nell'attività innovativa rispetto alle piccole imprese. Si può quindi partire da questa ipotesi per fare una verifica in un particolare settore o in un paese. Ma perchè le grandi imprese dovrebbero avere un vantaggio rispetto alle piccole imprese? Cosa suggerisce a questo proposito la letteratura economica? Potremmo fare nostra, per esempio, l'ipotesi di Schumpeter secondo cui le grandi imprese sono avvantaggiate perchè possono appropriarsi meglio dei benefici dell'innovazione, ripartendo le spese di ricerca e sviluppo su elevati livelli produttivi. Questa ipotesi è messa in discussione da altre teorie le quali sostengono che la prestazione innovativa si riduce con la dimensione dell'impresa a causa di inefficienze gestionali e di carenza di incentivi per il personale. Seguendo queste teorie si perviene ad un'ipotesi di lavoro alternativa a quella schumpeteriana. La tesi di laurea può ovviamente assumere una posizione "neutrale" rispetto alle due teorie appena menzionate.
Oltre alla verifica di ipotesi fondate su evidenza empirica o su modelli teorici tratti dalla letteratura, una tesi può proporre un proprio modello esplicativo. In un lavoro sull'internazionalizzazione delle imprese un semplice modello può spiegare la forma dell'internazionalizzazione: esportazioni o investimenti diretti all'estero. In questo modello la scelta della forma di internazionalizzazione dipenderà, per esempio, dal grado di imperfezione dei mercati e dall'apprendimento dell'impresa: all'aumentare dell'imperfezione dei mercati di beni intermedi (conoscenze, input produttivi ecc.) l'impresa ricorre all'investimento diretto in alternativa all'esportazione. Inoltre, il modello prevede che vi sia apprendimento da parte dell'impresa: nelle prime fasi del processo di internazionalizzazione l'impresa utilizza soprattutto esportazioni mentre nelle fasi successive ricorre principalmente a investimenti diretti.
Nell'introduzione è bene specificare i fattori o le variabili esplicative utilizzate per rappresentare ciascun modello/teoria. In questo modo chi legge l'introduzione può valutare se le variabili utilizzate rappresentano una buona specificazione dei modelli a confronto o se invece sono state omesse delle variabili importanti.
Una tesi di storia dell'impresa o di diritto può presentare un impianto diverso da quello degli esempi precedenti. Spesso non ci saranno modelli da validare o ipotesi di lavoro da sviluppare. In questo caso nell'introduzione si dovranno spiegare bene gli obiettivi e il campo d'indagine. In una tesi di diritto comparato si dovrà precisare che la tesi si propone di analizzare, per esempio, le diverse modalità secondo cui la direttiva CEE del 1991 sull'estensione dei diritti di proprietà intellettuale alla produzione di programmi software è stata recepita in Italia e in Francia.
3.2. Capitoli centrali

Anche la parte centrale della tesi, inevitabilmente, avrà una struttura che varia in funzione dell'ambito disciplinare e della metodologia impiegata. In questo documento ci limitiamo ad alcune indicazioni generali.
Nei capitoli centrali si dovrà:

proporre una rassegna della letteratura (o della dottrina) rilevante. E' assolutamente importate evitare l'analisi dettagliata di contributi solo marginalmente attinenti all'argomento trattato nella tesi. Se si ritiene che un certo argomento meriterebbe un maggiore approfondimento, pur essendo marginale ai fini del lavoro di tesi, è meglio rinviare alla letteratura. Per esempio: "su questo argomento esiste una vasta letteratura. Fra i contributi maggiori si segnalano Pinco Pallino (1952), Cric e Croc (1969) e Vattelapesca (1992)";

illustrare il modello teorico o lo schema interpretativo sul quale si fonda il lavoro;

inquadrare il settore o il contesto istituzionale in cui si inserisce il lavoro;

presentare gli strumenti impiegati (la metodologia);

presentare e discutere i risultati ottenuti.

3.3. Conclusioni

Le conclusioni sono parte integrante della tesi, della quale rappresentano l'ultimo capitolo a coronamento del lavoro svolto. Non sono un riassunto, bensì costituiscono il momento di verifica della struttura argomentativa e della metodologia adoperate nella elaborazione dei dati e delle informazioni. Infatti, se il lavoro è ben strutturato, cioè se le idee a qualunque livello della tesi rappresentano una sintesi di quelle ai livelli precedenti, la stesura delle conclusioni sarà agile, perchè immediata conseguenza del lavoro già svolto.
Le conclusioni devono essere chiare e sintetiche. Affinchè siano efficaci, deve esistere un ordine, un procedimento logico nelle idee ivi esposte. In particolare, occorre richiamare il metodo di ragionamento seguito nel lavoro, riportando i risultati più importanti che sono emersi. Inoltre, bisogna menzionare i possibili futuri sviluppi della ricerca e fornire eventuali indicazioni di carattere normativo.
Le conclusioni vanno armonizzate con l'introduzione; in esse si deve dare giustificazione e dimostrazione delle prese di posizione.

3.4. Note
Le note servono ad identificare la fonte dalla quale è tratta una informazione oppure a fornire ulteriori considerazioni, citazioni e rinvii, che altrimenti appesantirebbero il testo, rischiando di far perdere il filo a chi legge. Esse contribuiscono inoltre a documentare la serietà di una ricerca.
E' importante inserirle sin da subito nel testo, onde evitare di dimenticare col tempo da dove si era tratta l'informazione. Per quanto concerne la loro definitiva collocazione, si consiglia vivamente il posizionamento a piè di pagina.
Le note di riferimento bibliografico sono oggetto della norma ISO 690 (Bibliographical references. Content, form and structure) che prevede tre diverse modalità, alternative fra loro. Per la stesura di note di riferimento bibliografico all'interno della tesi di laurea, prendiamo in considerazione le prime due modalità:
note di riferimento
sistema autore-data

Esempi di note di riferimento sono:

R. Dornbusch; S. Fischer; Macroeconomia. Bologna, I1 mulino, 1988, p. 278.

M. Weber; Wirtschaft und Gesellschaft. Tubingen, Mohr, 1920, trad. it. Economia e società. 2 voll., Milano, Comunità, 1968.

P. Hertner; ll capitale tedesco nell'industria elettrica italiana nella prima guerra mondiale, in Energia e sviluppo. L'industria elettrica italiana e la Società Edison, a cura di B. Bezza, Torino, Einaudi, 1986, p. 259-200.

G. Sapelli; Organizzazione del lavoro all'Alfa Romeo. 1930-1951. Contraddizioni e superamento del "modello svizzero", "Storia in Lombardia", A. 6, n. 2 (1987), p. 103-120.
In caso di opere già citate una prima volta:
G. Sapelli; Organizzazione del lavoro all'Alfa Romeo, cit., p. 105.
Si deve usare invece: ivi, p. 106 (o: ibidem) solo nei casi in cui ci si riferisca all'ultima opera citata e non esistano possibilità di errore; qualora l'indicazione delle pagine sia la medesima, è sufficiente ibidem.

Il sistema autore-data è un metodo di riferimento bibliografico che consente di richiamare direttamente all'interno del testo le opere citate in bibliografia, evitando così l'impiego delle note bibliografiche. I rimandi alla bibliografia vengono fatti specificando, di ogni opera, l'autore e l'anno di pubblicazione.
La bibliografia deve essere rigorosamente organizzata per autori. In particolare, in mancanza di autori individuali effettivi, devono essere considerati come autori gli eventuali curatori o gli eventuali enti emittenti degli scritti. I riferimenti bibliografici sono inseriti direttamente nel testo corrente, indicando fra parentesi il cognome dell'autore e l'anno.
Es.: (Drucker, 1995).
Nel caso di più opere dello stesso anno, l'anno è seguito da una lettera.
Es.: (Drucker, 1993a).
Se ci si vuole riferire a un certo tratto del testo è sufficiente aggiungere l'indicazione di pagina.
Es.: (Drucker, 1995, p. 85-88).
In questo modo si evitano tutte le note di riferimento bibliografico. Possono invece essere conservate le note di contenuto.
Il sistema autore-data si adatta particolarmente all'impiego nei testi che richiedono frequenti riferimenti bibliografici, e specialmente se ci si riferisce ripetutamente alle stesse opere. Inoltre, un'eventuale aggiunta o soppressione di riferimenti bibliografici non comporta la rinumerazione delle note.
3.5. Bibliografia

La bibliografia è di estrema rilevanza, in primo luogo perchè permette di capire a quale livello siano arrivati gli studi intorno all'argomento prescelto, quindi perchè fornisce un indicatore del tipo di lavoro che è stato svolto e, da ultimo, perchè è indispensabile per il lettore interessato ad approfondire i temi trattati.
Nella scelta di un testo lo studente dovrà essere in grado di valutare con rapidità se questo possa essergli utile. Un primo orientamento nella selezione del materiale è fornito dalla fama dell'autore e dalla sua specifica competenza rispetto all'argomento, dalla validità (specializzazione) della casa editrice o della rivista. Le riviste sono fonti di notevole utilità, soprattutto quando l'argomento è recente e non esistono ancora libri che lo affrontino in modo completo oppure quando si voglia riportare il più recente orientamento su di un argomento.
Nel corso della stesura della tesi verranno consultati molti volumi, sia pure senza leggerli tutti dalla prima all'ultima riga. La bibliografia dovrà contenere l'elenco di tutte le opere utilizzate. Non vanno invece citate le opere che non sono state effettivamente consultate, anche se esse compaiono nelle bibliografie di altri autori: tutto il materiale deve essere stato visionato in prima persona.

Di seguito una serie di esempi che compendiano le possibili casistiche:

Berlanda, E.; et. al.; Strumenti derivati. Il mercato italiano dei futures. Roma, Bancaria, 1994.

Grabher, G. (editor); The embedded firm. On the socioeconomics of industrial networks. New York, Routledge, 1993.

a) Drucker, P.F.; Managing for the future. Oxford, Butterworth-Heinemann, 1993.

b) Drucker, P.F.; Post-capitalist society. Oxford, Butterworth-Heinemann, 1993.

Fabozzi, F.J.; Fong, G.; Advanced fixed income portfolio management. The state of the art. Chicago, Probus, 1994.

Gibbons, M.R.; Ross, S.A.; Shanken, J.; A test of the efficiency of a given portfolio, "Econometrica", 57, 1989, p. 1121-1152.

Hakansson, N.; A characterization of optimal multiperiod portfolio policies, in Portfolio theory, 25 years after: Essays in honor of Harry Markowitz, eds. E. Elton and M. Gruber. Amsterdam, North-Holland, 1979, p. 169-177.

Hammer, M.; Champy, J.; Reeingineering the corporation. A manifesto for business revolution. In italiano: Ripensare l'azienda. [S.l.], Sperling & Kupfer, 1994.

United Nations Industrial Development Organization; Industrial Development Centre for Arab States; Manual for evaluation of industrial projects. New York, United Nations, 1980.

Ma anche:

Berlanda, E., et. al. (1994): Strumenti derivati. Il mercato italiano dei futures. Roma, Bancaria.

Grabher, G. (editor) (1993): The embedded firm. On the socioeconomics of industrial networks. New York, Routledge.

Drucker, P.F. (1993a): Managing for the future. Oxford, Butterworth-Heinemann.

Drucker, P.F. (1993b): Post-capitalist society. Oxford, Butterworth-Heinemann.


Fabozzi, F.J.; Fong, G. (1994): Advanced fixed income portfolio management. The state of the art. Chicago, Probus.

Gibbons, M.R.; Ross, S.A.; Shanken, J. (1989): A test of the efficiency of a given portfolio, "Econometrica", 57, p. 1121-1152.

Hakansson, N. (1979): A characterization of optimal multiperiod portfolio policies, in Portfolio theory, 25 years after: Essays in honor of Harry Markowitz, eds. E. Elton and M. Gruber. Amsterdam, North-Holland, p. 169-177.

Hammer, M.; Champy, J. (1994): Reeingineering the corporation. A manifesto for business revolution. In italiano: Ripensare l'azienda. [S.l.], Sperling & Kupfer.

United Nations Industrial Development Organization; Industrial Development Centre for Arab States (1980): Manual for evaluation of industrial projects. New York, United Nations.

Una presentazione più ampia delle tecniche di citazione è consultabile al pagina
"Citazioni"
nel sito della biblioteca.

Berlanda, E.; et. al.; Strumenti derivati. Il mercato italiano dei futures. Roma, Bancaria, 1994.

Grabher, G. (editor); The embedded firm. On the socioeconomics of industrial networks. New York, Routledge, 1993.

a) Drucker, P.F.; Managing for the future. Oxford, Butterworth-Heinemann, 1993.

b) Drucker, P.F.; Post-capitalist society. Oxford, Butterworth-Heinemann, 1993.

Fabozzi, F.J.; Fong, G.; Advanced fixed income portfolio management. The state of the art. Chicago, Probus, 1994.

Gibbons, M.R.; Ross, S.A.; Shanken, J.; A test of the efficiency of a given portfolio, "Econometrica", 57, 1989, p. 1121-1152.

Hakansson, N.; A characterization of optimal multiperiod portfolio policies, in Portfolio theory, 25 years after: Essays in honor of Harry Markowitz, eds. E. Elton and M. Gruber. Amsterdam, North-Holland, 1979, p. 169-177.

Hammer, M.; Champy, J.; Reeingineering the corporation. A manifesto for business revolution. In italiano: Ripensare l'azienda. [S.l.], Sperling & Kupfer, 1994.

United Nations Industrial Development Organization; Industrial Development Centre for Arab States; Manual for evaluation of industrial projects. New York, United Nations, 1980.

Ma anche:

Berlanda, E., et. al. (1994): Strumenti derivati. Il mercato italiano dei futures. Roma, Bancaria.

Grabher, G. (editor) (1993): The embedded firm. On the socioeconomics of industrial networks. New York, Routledge.

Drucker, P.F. (1993a): Managing for the future. Oxford, Butterworth-Heinemann.

Drucker, P.F. (1993b): Post-capitalist society. Oxford, Butterworth-Heinemann.


Fabozzi, F.J.; Fong, G. (1994): Advanced fixed income portfolio management. The state of the art. Chicago, Probus.

Gibbons, M.R.; Ross, S.A.; Shanken, J. (1989): A test of the efficiency of a given portfolio, "Econometrica", 57, p. 1121-1152.

Hakansson, N. (1979): A characterization of optimal multiperiod portfolio policies, in Portfolio theory, 25 years after: Essays in honor of Harry Markowitz, eds. E. Elton and M. Gruber. Amsterdam, North-Holland, p. 169-177.

Hammer, M.; Champy, J. (1994): Reeingineering the corporation. A manifesto for business revolution. In italiano: Ripensare l'azienda. [S.l.], Sperling & Kupfer.

United Nations Industrial Development Organization; Industrial Development Centre for Arab States (1980): Manual for evaluation of industrial projects. New York, United Nations.

Una presentazione più ampia delle tecniche di citazione è consultabile al pagina
"Citazioni"
nel sito della biblioteca.

 

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