Orto Botanico dell'Università di Camerino



Orti Botanici e conservazione della flora

Stato della biodiversità

    Se si prende in considerazione lo stato attuale della flora nelle varie parti del mondo, ci si accorge del progressivo impoverimento genetico e della scomparsa di molte specie. Durante i prossimi 30 o 40 anni, circa 60000 specie (il 25% della flora mondiale) potrebbero estinguersi. Dalle Liste Rosse delle Piante d’Italia (Conti & al. 1997) emerge, per quanto riguarda il nostro paese, una situazione allarmante: circa un settimo delle entità che costituiscono la flora italiana risulta in qualche modo minacciato e ben 29 entità sono ormai estinte, di cui 6 sono endemismi la cui perdita risulta quindi irreversibile.La diversità biologica del mondo vegetale è stata quindi intaccata gravemente a causa del devastante e incontrollato sviluppo delle attività umane. Tuttavia ci si è ormai resi conto dell’importanza di questa biodiversità non solo dal punto di vista etico ed ecologico, ma anche alimentare, medico ed economico. Permettere, o peggio causare l’estinzione anche di poche specie , rappresenterebbe quindi una grave perdita per l’uomo stesso, tanto più che molte specie non sono mai state studiate dal punto di vista della loro utilità, quindi il loro potenziale valore per l’umanità è ancora sconosciuto.
    Nello sforzo di impedire l’impoverimento del mondo vegetale, gli Orti Botanici svolgono un ruolo chiave, per il loro triplice scopo di conservazione, studio e divulgazione al pubblico. Gli    Orti Botanici rappresentano il mezzo principale della conservazione “ex situ”, che va però affiancata a quella “in situ”. Se opportunamente mobilitati e coordinati a livello mondiale, potranno permettere la reintroduzione e la ridiffusione nel loro habitat di specie a rischio di estinzione e potranno favorire la sensibilizzazione del pubblico verso la bellezza e l’importanza della biodiversità.

 

Definizione delle caratteristiche di un Orto Botanico

  Si può definire Orto Botanico un’istituzione che soddisfa almeno in parte i seguenti requisiti:

·  ragionevole grado di permanenza;

·  supporto scientifico per le collezioni;

·  appropriata documentazione delle collezioni, inclusa l’origine selvatica;

·  controllo delle piante in collezione;

·  adeguata etichettatura delle piante;

·  apertura al pubblico;

·  comunicazione di informazioni ad altri Orti, istituzioni, pubblico;

·  scambio di semi o altro materiale con Orti Botanici, Arboreti, Stazioni di Ricerca;

·  attuazione di ricerche scientifiche o tecniche sulle piante in collezione;

·  mantenimento di programmi di ricerca in tassonomia negli erbari associati.

 

Istituzioni analoghe agli Orti Botanici sono i Giardini, ma qui le piante vengono coltivate per diletto e fini estetici. Orti botanici e Giardini prendono rispettivamente i nomi di Arboreti e Parchi quando sono costituiti in prevalenza da specie arboree ed arbustive.

 

Storia degli Orti Botanici

    La storia dei più antichi Orti Botanici non è stata ancora studiata a fondo, ma sembra che i primi esempi siano stati i giardini dei templi, come quello di Karnak in Egitto che risale al 1500 a.C., i quali erano destinati soprattutto alla produzione di alimenti e fibre vegetali.
    L’idea di un Orto Botanico per lo studio delle piante è attribuita ad Aristotele (384 – 322 a.C.) e la sua prima realizzazione a Teofrasto (371 – 286 a.C.). Anche nell’epoca romana si hanno notizie di orti per la coltivazione di erbe medicamentose, ad es. Plinio (23 – 79 d.C.) che aveva visitato l’orto del medico e botanico Antonio Filoromeo Castore.
    Nel Medioevo continua la tradizione di coltivare piante soprattutto a scopo medicinale e nel XVI sec. questo tipo di Orti, chiamati “Orti dei Semplici”, diventano sempre più diffusi. Nascono in questo periodo i principali Orti Botanici italiani, come quelli di Padova, Pisa, Firenza. Si trattava all’inizio di Orti che raccoglievano e coltivavano piante utili, raccolte in prossimità degli Orti stessi, ma anche in regioni molto lontane da dove i primi esploratori portavano semi, radici e altro materiale.
    Parecchi Orti Botanici sorti nelle regioni tropicali sono dovuti all’opera di colonizzazione da parte di tedeschi, spagnoli, portoghesi, inglesi che svolgevano ricerche sulle nuove piante di interesse alimentare e tessile.
    Con l’avvento degli Orti Botanici destinati alla coltivazione delle piante medicinali, le piante divennero oggetto di interesse per sè stesse, mentre prima erano coltivate nei giardini unicamente con criteri estetici e scopi di diletto. Tuttavia anche i primi Orti avevano un loro piano architettonico che poi si evolve con il tempo seguendo le mode del momento in cui nascono. Ad es. quello di Padova, fondato nel 1542 si rifà indubbiamente alla tradizione dei giardini rinascimentali.

 

Gli Orti Botanici nel mondo e in Italia

    Oggi nel mondo si contano 1500 Orti Botanici e Arboreti, che attirano complessivamente circa 150 milioni di visitatori l’anno.
    In Italia gli Orti e i Giardini Botanici importanti sono una cinquantina. Tra questi ricordiamo: Padova (1542), Pisa (1543), Firenze (1545), Torino (1729), Pavia (1773), Siena (1784), Palermo (1795), Urbino (1808), Napoli (1810), Camerino (1828), Messina (1830). La maggior parte degli Orti Botanici italiani sono coordinati dal Gruppo di Lavoro per gli Orti Botanici della Società Botanica Italiana. Ogni Orto pubblica annualmente o periodicamente un Index Seminum, l’elenco dei semi disponibili prelevati da piante in coltivazione o in natura. Esso viene inviato agli altri Orti che possono richiedere i semi elencati.
     Per permettere la copertura effettiva di tutta la flora mondiale saranno necessari nuovi Orti, specialmente nelle zone costiere, in Italia, e nei paesi tropicali. E’ incoraggiante il fatto che il numero di Orti creati è in aumento: mentre alcuni di essi sono di tipo tradizionale, altri vengono progettati con grande accortezza e immaginazione e tengono conto delle richieste e pressioni di cambiamento che vengono oggi poste agli Orti Botanici.

 

Orti Botanici e strategia della conservazione

    Nati come luogo di studio delle piante medicinali, utilizzati come musei di forme vegetali curiose ed affascinanti, considerati laboratori per il progresso delle scienze naturali, gli Orti Botanici sono oggi il presidio della diversità biologica del pianeta.
    Essi possono contribuire al raggiungimento dei 3 obbiettivi principali della conservazione delle risorse vegetali:

1. mantenimento dei processi ecologici essenziali e dei sistemi di supporto alla vita;

2.  preservazione della diversità genetica;

3.  pieno impegno a favore dell’uso sostenibile delle specie e degli ecosistemi.

E’ chiaro che la conservazione in situ (in natura) delle specie in pericolo è preferibile a quella ex situ (in cattività), perché permette la continua evoluzione naturale della popolazione. Questa viene attuata tramite l’istituzione di Aree Protette, ma perché ciò sia sufficiente a permettere l’evoluzione della specie oltre che ad impedirne l’estinzione, la popolazione deve contare almeno 500 individui, anche se in natura molte specie si presentano con popolamenti di soli 30 – 40 individui.

Quando l’istituzione dell’Area Protetta non è sufficiente, la coltivazione negli Orti Botanici della specie minacciata permette l’attuazione di una strategia di conservazione più completa e con più probabilità di successo anche a lungo termine.

I due tipi di conservazione, in situ ed ex situ, sono quindi complementari tra loro, e solo insieme garantiscono la salvaguardia della specie a rischio. Vediamo come si dovrebbe procedere per avere la massima probabilità di successo:

·        salvaguardia dell’habitat in cui la specie può vivere e riprodursi tramite adeguati provvedimenti delle autorità competenti;

·        studio dei motivi che impediscono la riproduzione spontanea;

·        raccolta di semi o propaguli, senza creare ulteriori rischi, ed allevamento negli Orti Botanici di centinaia di individui

·        reinserimento nell’habitat naturale e successive cure per assicurare il definitivo attecchimento.

 

Questo porterebbe in pochi anni alla nascita di una popolazione naturale in via di espansione e ad una riserva genetica del seme sia naturale, nel terreno, che artificiale nella banca di semi di Orti locali o anche molto lontani.

Naturalmente la reintroduzione nell’ambiente potrebbe fallire. In questo caso anche la sola coltivazione negli Orti è di gran lunga preferibile alla totale estinzione.

E’ stato stimato che ogni Orto dovrebbe concentrarsi su circa 100 specie con la seguente priorità:

·        Specie selvatiche:

1.      rare e in pericolo,

2.      di interesse economico,

3.      per il ripristino e il reintegro degli ecosistemi,

4.      tassonomicamente isolate.

·        Specie coltivate:

1.      razze locali,

2.      razze semi-domesticate.

 

Limitazioni, rischi, problemi della conservazione negli Orti Botanici

  Come già detto, la tecnica di coltivare le specie in estinzione nei giardini o di mantenerla nelle banche dei semi, non può essere considerata sostitutiva di quella fondamentale della reintroduzione nell’ambiente, anche perché è troppo dispendiosa e notevolmente incerta a lunga scadenza. Ne riassumiamo qui le principali limitazioni:

·        la sopravvivenza delle specie dipenderebbe esclusivamente dalle cure esclusive dell’uomo; le continue perdite di alcune specie nei grandi Orti sono un indice di quanto sia difficile mantenere per lungo tempo più di qualche esiguo gruppo di specie in estinzione o estinte in natura;

·        in molti casi, in coltura può essere conservata soltanto una frazione della diversità genetica di una specie e la variabilità genetica nelle piante annuali e biennali è un fattore costante che altera il pool genetico originario, cosicchè la specie si evolve in una pianta da giardino e può perdere la capacità di far fronte alla competizione se reintrodotta in natura;

·        il rischio di ibridazione fra specie affini è abbastanza alto, quindi la specie originaria potrebbe comunque perdersi;

·        anche il rischio di inincrocio nelle “popolazioni” coltivate non è trascurabile;

·        la mancanza di comunicazione con le altre organizzazioni per la conservazione, di un adeguato sistema di documentazione e di un coordinamento tra Orti Botanici, rende il lavoro per la conservazione spesso inadeguato in qualità e quantità;

·        occhi non abbastanza competenti potrebbero giudicare la conservazione ex situ semplice e sufficiente; questo potrebbe indurre la diminuizione dell’interesse del pubblico e delle autorità competenti alla creazione di nuove Aree Protette.

 

I problemi quindi non mancano, ma sono facilmente superabili con adeguate tecniche e con l’attenzione e il supporto da parte degli Enti preposti che sicuramente il problema merita.

 

Esempi di specie che sopravvivono grazie agli Orti Botanici

 

Trochetia erythroxylon: albero della famiglia delle Sterculiaceae dell’isola di S. Elena; dal 1956 sopravvive una sola pianta in natura e poche altre negli Orti Botanici locali.

Sophora toromiro: albero della famiglia delle Leguminosae dell’isola di Pasqua, oggi estinta; 30 anni fa l’esploratore Thor Heyerdhal raccolse alcuni semi, fatti germinare in un Orto Botanico in Svezia; la specie si è sviluppata e potrà quindi in futuro essere reintrodotta sull’isola.

Abies nebrodensis: abete dei Nebrodi, specie endemica della Sicilia dove in passato formava vaste foreste sulle montagne; attualmente rimangono solo 22 piante di cui solo 2 producono semi che vengono fatti germogliare con successo in vivaio.

Ginkgo biloba: conifera originaria della Cina e Giappone, sembra che sopravviva allo stato spontaneo in qualche regione interna della Cina, ma è grazie alla coltivazione in Orti e Giardini che oggi è una diffusa ed apprezzata pianta ornamentale.

Zea perennis: specie molto affine al mais che ha avuto sicuramente un ruolo di primaria importanza nell’evoluzione del mais coltivato; sopravvive solo in alcuni Orti Botanici;

Franklinia alatamaha: alberello della famiglia delle Theaceae; nel 1803 esistevano solo da 6 a 8 piante nella Georgia; oggi sopravvive qualche individuo negli Orti Botanici.