Orto Botanico dell'Università di Camerino


Le collezioni botaniche

 

L'Orto è diviso in due parti principali, una in pendio a ridosso delle mura, più prettamente nemorale, di impianto ottocentesco, in cui numerosi alberi secolari formano un incantevole boschetto, e l'altra in piano con specie erbacee ed arbustive.

Nella parte nemorale, sono presenti le seguenti specie arboree ed arbustive: Pinus nigra subsp. laricio (Pino laricio), Picea abies subsp. abies (Abete rosso), Taxus baccata (Tasso), Quercus petraea subsp. petraea  (Rovere), Quercus ilex (Leccio), Fagus sylvatica subsp. sylvatica (Faggio), Fagus sylvatica subsp. sylvatica var. purpurea, Corylus avellana (Nocciolo), Sorbus torminalis (Ciavardello), Alnus cordata (Ontano napoletano), Acer monspessulanum subsp. monspessulanum (Acero minore), Acer campestre (Acero campestre), Acer opalus subsp. obtusatum (Acero opalo), Acer pseudoplatanus (Acero montano), Fraxinus excelsior subsp. excelsior (Frassino), Carpinus betulus (Carpino bianco), Ilex aquifolium (Agrifoglio), Celtis australis subsp. australis (Bagolaro), Sambucus nigra (Sambuco nero), Rhamnus alaternus subsp. alaternus (Alaterno), Viburnum tinus subsp. tinus (Lauro-tino), tra le specie spontanee in Italia e Sequoia sempervirens, Platanus acerifolia (Platano), Ulmus pendula, Parrotia persica, Prunus laurocerasus (Lauroceraso), Ginkgo biloba, Aesculus hippocastanum (Ippocastano), Acer negundo subsp. negundo, Broussonetia papyrifera, Cupressus sempervirens (Cipresso), tra quelle esotiche.

Ai piedi dei grandi alberi vi è un settore dedicato alle felci che è possibile rinvenire nei boschi dell'Appennino centrale quali ad es.: Polypodium vulgare (Felce dolce), Polypodium interjectum, Polystichum setiferum, Dryopteris filix-mas (Felce maschio), Asplenium onopteris, etc. Notevoli sono inoltre le fioriture primaverili ed autunnali del sottobosco con: Cyclamen repandum subsp. repandum (Ciclamino primaverile), Cyclamen hederifolium (Ciclamino napoletano), Symphytum bulbosum, Vinca major subsp. major (Pervinca maggiore), Ranunculus lanuginosus, Anthriscus nemorosa, Iris foetidissima. La maggior parte dei vialetti è delimitata da siepi di Buxus sempervirens (Bosso) che in genere caratterizza il giardino all'italiana.

Nella zona pianeggiante si riconoscono due sezioni principali: piante spontanee e ornamentali e piante officinali. Nel primo settore vi sono aiuole più grandi con diverse essenze per lo più arboree e piccole aiuole quadrate per le specie erbacee ed arbustive. Tra le specie arboree si ricordano esemplari molto belli di Cedrus atlantica (Cedro dell’Atlante), Ailanthus altissima (Albero del Paradiso), Pterocarya stenoptera, Celtis australis subsp. australis (Bagolaro) e alcuni arbusti come Arbutus unedo (Corbezzolo) e Staphylea pinnata. Nello stesso settore è situato il giardino roccioso, formato da tre roccere, che è di recente costituzione essendo stato realizzato negli ultimi decenni e, in linea con gli studi floristici condotti nel Dipartimento, è dedicato principalmente alla flora d'altitudine dell'Appennino centrale. Vi sono state trapiantate infatti molte entità endemiche o rare di questo territorio. In esso si è cercato di ricostruire un piccolo brecciaio esposto a sud e una paretina stillicidiosa a nord con piccole nicchie tra i gradini che la costituiscono. Tra le specie coltivate più interessanti si ricordano: Centaurea tenoreana, Centaurea ambigua subsp. ambigua, Linaria purpurea, Sedum magellense subsp. magellense, Muscari tenuiflorum, Aster alpinus, Potentilla acaulis subsp. arenaria, Ranunculus gramineus, Lomelosia graminifolia subsp. graminifolia, Iris marsica, Cerastium tomentosum, Saponaria bellidifolia, ecc. Nella parte più soleggiata della roccera più grande sono state impiantate alcune entità rupestri legate a climi più spiccatamente mediterranei come Centaurea ragusina e Aurinia leucadea.

Accanto al giardino roccioso, è stata dedicata un'ampia aiuola all'ambiente della gariga utilizzando materiali e piante provenienti prevalentemente dalle colline nei dintorni di Camerino e da altre località più termofile dell’Italia centrale; tra le piante immesse si ricordano: Cistus creticus subsp. creticus, Cistus creticus subsp. eriocephalus, Cistus monspeliensis, Cistus salviifolius, Cistus albidus, Artemisia alba, Sideritis italica, Romulea columnae, Romulea bulbocodium, Biarum tenuifolium, Ferula glauca e diverse specie appartenenti alla famiglia delle Orchidaceae come Aceras antropophorum, Anacamptis pyramidalis, Orchis morio subsp. morio, Orchis pauciflora, Ophrys sphegodes subsp. sphegodes.

Recentemente è stato allestito un piccolo stagno per la coltivazione delle piante acquatiche maggiormente minacciate di estinzione nell'Italia centrale quali ad es.: Menyanthes trifoliata, Caltha palustris, Carex elata subsp. elata, Cardamine pratensis subsp. granulosa, Ranunculus lingua ecc. Lo stagno ha inoltre accolto alcuni tritoni e molti rospi che ogni anno vi si riproducono.

Il settore dedicato alle piante officinali è forse il più cospicuo ospitando una ricca collezione, anche in considerazione delle ricerche condotte nel Dipartimento. I cartellini che le accompagnano riportano, oltre al binomio, alla famiglia e all'area i cui si rinvengono, come avviene per tutte le entità coltivate, anche informazioni relative alle proprietà, alla parte usata e ai principi attivi. I primi orti botanici sono sorti con lo scopo di coltivare le piante medicinali che venivano dette "semplici" da cui il nome di Orti dei Semplici. Qui si ricordano: Lavandula latifolia (Lavanda), Armoracia rusticana, Humulus lupulus (Luppolo), Digitalis purpurea subsp. purpurea (Digitale), Hyssopus officinalis subsp. pilifer (Issopo), Helleborus bocconei (Elleboro), Ruta graveolens (Ruta), Atropa bella-donna (Belladonna), Valeriana officinalis (Valeriana), Rubia tinctorum (Robbia), Veratrum nigrum (Veratro), Convallaria majalis (Mughetto), Mandragora autumnalis, Artemisia absinthium (Assenzio), Inula helenium, Ecballium elaterium subsp. elaterium (Cocomero asinino), Punica granatum (Melograno),  Artemisia dracunculus (Dragoncello) Chelidonium majus (Erba da porri), Adonis vernalis, Cynara cardunculus subsp. scolymus (Carciofo), Calendula officinalis (Calendula), Juniperus sabina (Sabina).

Al di là del reparto delle specie officinali, nei pressi della fontana dell’“Universo Vegetale”, degni di nota sono i bellissimi esemplari di Fagus sylvatica subsp. sylvatica var. purpurea e di Liriodendron tulipifera .

Una piccola porzione in prossimità dell'ingresso principale è stata destinata ad arboreto e vi si coltivano: Carpinus betulus (Carpino bianco), Ostrya carpinifolia (Carpino nero), Corylus avellana (Nocciolo), Alnus cordata (Ontano napoletano), Fraxinus excelsior subsp. excelsior (Frassino), Populus tremula subsp. tremula (Pioppo tremolo), Sorbus aucuparia subsp. aucuparia (Sorbo degli uccellatori), Sorbus torminalis (Ciavardello), Rhamnus cathartica (Spinocervino), Ulmus minor subsp. minor (Olmo comune), Crataegus monogyna subsp. monogyna (Biancospino), Spartium junceum (Ginestra odorosa), Ruscus aculeatus (Pungitopo).

 Le fondamenta del Palazzo Ducale, sotto forma di archi e avvolti sovrapposti, poggiano su banchi di arenaria che affiorano e sono ben visibili dall’Orto, poiché in essi sono stati aperti già nei secoli scorsi, i cosiddetti "grottoni" che sono utilizzati come arancere. In essi sono ricoverate durante i mesi invernali diverse piante di climi più caldi come: Piper nigrum (Pepe), Cynnamomum camphora (Canfora), Phoenix canariensis, Chorisia speciosa, Araucaria excelsa, Fatsia japonica subsp. japonica, Alocasia macrorhiza, Persea indica (Avocado), ecc.

L'Orto dispone di altri locali adibiti a carpoteca, laboratorio, erbario e ufficio.

All'Orto Botanico afferiscono anche il giardino di Palazzo Castelli, ora Dipartimento di Botanica ed Ecologia di cui è parte integrante, e la vecchia casa del custode dell'Orto, tra l'Orto e il Dipartimento, a cui è annesso un piccolo giardino. Il giardino di Palazzo Castelli ha mantenuto la sua fisionomia originaria; da ricordare nella sua parte distale, sotto un bel nucleo di noccioli, la presenza di varie geofite.