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L'Erbario Dipartimentale, viene
fatto risalire intorno al 1920; però le prime notizie della presenza di erbari
a Camerino, risalgono al 1600 circa.Il riferimento più antico è quello di un
erbario datato fine XVI secolo o primi del XVII, già descritto da Alberico
Benedicenti. Un'altra testimonianza è dovuta invece ad un libro-erbario
anonimo, in corso di studio, attribuibile orientativamente alla seconda metà
del settecento e contenente 155 piante. Si tratta di un libro rilegato a mano,
in discreto stato di conservazione, costituito esternamente da una copertina
rigida rivestita di carta pecora, con sulla costa scritto "Erbario
naturale"; le specie sono fissate tramite delle listarelle di carta
trattate con colla di farina. I fogli sono costituiti da carta lavorata a mano
del tipo "velino vergato", prodotta sicuramente dalle Cartiere di
Fabriano, con impresso nel mezzo uno stemma filigranato. Tutto il materiale è
senza indicazione di località, con conseguente perdita di importanti
informazioni e doveva servire probabilmente come "guida" per la
determinazione; tra le piante presenti il Polium montanum (Teucrium polium),
Gallium luteum (Galium verum), Digitalis minor (Digitalis micrantha). La
nomenclatura usata è solo in qualche caso binomia, mentre soltanto le prime
pagine sono corredate da qualche nota autografa sicuramente di Vincenzo
Ottaviani, professore di botanica e chimica. E' proprio la figura dell'Ottaviani,
tra i vari personaggi botanici o curatori dell'Orto alternatisi a Camerino, che
spicca per essere stato uno dei principali corrispondenti di A. Bertoloni autore
della Flora Italica (1833-54), prima opera del genere in Italia.
I numerosi saggi dovuti alle sue raccolte, effettuate per lo più nei dintorni
di Camerino e sui Monti Sibillini, dopo il suo trasferimento a Urbino sono stati
ceduti e tutt'ora conservati, secondo la sua volontà, nell'Erbario Bertoloni a
Bologna.
Di un certo interesse per la flora regionale risultano il Dictamnus albus
raccolto a Gaiole e la Silene catholica delle Grotte di S. Eustachio, dove sono
ancora presenti; l'Adonis distorta, endemica appenninica del Monte Vettore
rarissima sui Monti Sibillini e l'Arctostaphylos alpinus del Sasso Borghese non
più ritrovato in tempi recenti. Nell'Erbario esistono comunque anche esemplari
con date antecedenti il 1920 e tra questi alcuni di Pietro Fantozzi, professore
di storia naturale nel Liceo di Lucca, del 1887 sono in assoluto i più antichi.
Tali saggi provengono dal Lago di Sibolla e sono relativi a specie rare o in via
di scomparsa quali Trapa natans e Caldesia parnassifolia. Scorrendo ancora tra i
vari pacchi si possono trovare molti reperti floristici di Adriano Fiori,
Professore al Regio Istituto Forestale di Vallombrosa, che con una donazione
incrementò l'Erbario; tra questi figurano Styrax officinalis e Campanula
dichotoma, raccolte in età giovanile (1898 e 1899), saggi provenienti dalla
Toscana con date comprese tra il 1926 e il 1939 e altri di varie specie esotiche
o coltivate raccolte tra il 1940 e 1942, come Catalpa speciosa, Impatiens royle,
Tecoma radicans, ecc..
Sono presenti saggi riferiti alla Flora Italica Exsiccata, usanza del secolo
scorso dello scambio di duplicati da parte dei vari botanici, come: Onosma
echioides raccolto da C. Lacaita, Dianthus brachycalix raccolto da A. Fiori ed
Evonymus verrucosus di C. Marchesetti tutti riferiti a raccolte del 1924.
Sebbene in modo sporadico inoltre, nell'Erbario compaiono exsiccata dovuti a
nomi di altri illustri botanici italiani quali: R. Pampanini, E. Chiovenda, G.
Negri, R. Pichi Sermolli, G. Sarfatti, A.J.B. Brilli-Cattarini, B. Anzalone,
ecc.. Con l'arrivo di Vittorio Marchesoni a Camerino nel 1951, si hanno le prime
erborizzazioni di una certa rilevanza in quanto per un decennio egli si dedicò
alla flora dei Monti Sibillini e zone limitrofe raccogliendo un notevole
materiale, che assomma a circa 12.000 campioni. Tra questi ci sono reperti molto
interessanti sia per la flora marchigiana che per quella dell'intero Appennino,
come la Gypsophila repens e la Saponaria bellidifolia del Piè Vettore o la
Cystopteris montana sempre del Monte Vettore. La composizione dell'Erbario
Dipartimentale però, assume regolare sviluppo soltanto quando F. Pedrotti si
stabilisce definitivamente a Camerino e crea un equipe di ricercatori,
dedicandosi a studi floristico-vegetazionali con relativa cartografia che
interessano principalmente l'Italia centrale e il Trentino.
Oggi l'Erbario è organizzato sulla base di alcune sezioni di cui una, la più
consistente, è dedicata alle Tracheophyta dove sono contenute alcune collezioni
di una certa consistenza come quella della flora dello Stelvio e della Val di
Sole nel Trentino, oppure quella delle esplorazioni fatte a Burano sul litorale
della Maremma Toscana; discreto anche il numero di piante raccolte nei piani
carsici dell'Appennino centrale. Tutto questo materiale è dovuto a ricerche
effettuate da F. Pedrotti ed E. Orsomando. Tra gli studiosi che hanno lasciato
un segno tangibile del loro passaggio, con l'apporto di notevole materiale per
l'Erbario, va ricordato E. Biondi per i reperti provenienti in particolar modo
dal Bacino del Mediterraneo.
Attualmente invece l'incremento è dovuto principalmente alle esplorazioni
condotte sull'Appennino centrale da S. Ballelli e F. Conti, con rinvenimenti
recenti di specie di notevole interesse fitogeografico quali la subendemica
Campanula alpestris dei Monti Sibillini (non più ritrovata da circa un secolo),
la Serratula lycopifolia dell'Altopiano delle Rocche (Abruzzo) e la Crepis
bithynica della Majella, primi ritrovamenti per l'Italia; contributi in misura
minore sono dovuti anche all'attività di A. Catorci, K. Hruska, R. Venanzoni e
R. Canullo. Discreto il contingente di piante determinate da specialisti quali
J. L. van Soest per il Genere Hieracium, A. Gilli per i Generi Rosa e Rubus, F.
Ehrendorfer per le Famiglie delle Dipsacaceae e Rubiaceae, W. Möschl per il
Genere Cerastium e I. Markgraf-Dannenberg per il Genere Festuca, di quest'ultima
la testimonianza nell'Erbario degli isotypi di Festuca centroapenninica raccolta
al Pian Grande di Castelluccio di Norcia e utilizzata per la descrizione
dell'entità. A tutt'oggi l'Erbario, riconosciuto nell'Index Herbariorum con la
sigla CAME, si compone di circa 225.000 campioni deposti in armadi metallici,
che oltre la sezione delle piante vascolari, ne comprende una dedicata alle
Bryophyta, con la presenza di un erbario crittogamico realizzato da C. Cortini e
M. Aleffi. Una terza sezione che riguarda le Algae è curata da A. Dell'Uomo e
contiene collezioni algologiche raccolte soprattutto negli ambienti umidi del
Trentino Alto-Adige e nei corsi d'acqua dell'Appennino umbro-marchigiano.
Di recente è iniziata l'informatizzazione degli exsiccata consultabile alla
pagina web: http://erbariitaliani.unipg.it
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