Erbario

 

Erbario del Dipartimento di Botanica ed Ecologia

Via Pontoni n° 5 - 62032 CAMERINO (MC)

Tel. 0737-404510 Fax 0737-404508

E-mail: erbariocame@unicam.it

 

Responsabile: Dott. Sandro Ballelli

Collaboratore Tecnico: Domenico Lucarini

Agente Tecnico: Luigina Cucculelli

 

 

Orario:

Lunedí-Venerdí: 08.00-13.00

Lunedí e Mercoledí: anche apertura pomeridiana dalle 15.00 alle 18.00

 

 

 

L'Erbario Dipartimentale, viene fatto risalire intorno al 1920; però le prime notizie della presenza di erbari a Camerino, risalgono al 1600 circa.Il riferimento più antico è quello di un erbario datato fine XVI secolo o primi del XVII, già descritto da Alberico Benedicenti. Un'altra testimonianza è dovuta invece ad un libro-erbario anonimo, in corso di studio, attribuibile orientativamente alla seconda metà del settecento e contenente 155 piante. Si tratta di un libro rilegato a mano, in discreto stato di conservazione, costituito esternamente da una copertina rigida rivestita di carta pecora, con sulla costa scritto "Erbario naturale"; le specie sono fissate tramite delle listarelle di carta trattate con colla di farina. I fogli sono costituiti da carta lavorata a mano del tipo "velino vergato", prodotta sicuramente dalle Cartiere di Fabriano, con impresso nel mezzo uno stemma filigranato. Tutto il materiale è senza indicazione di località, con conseguente perdita di importanti informazioni e doveva servire probabilmente come "guida" per la determinazione; tra le piante presenti il Polium montanum (Teucrium polium), Gallium luteum (Galium verum), Digitalis minor (Digitalis micrantha). La nomenclatura usata è solo in qualche caso binomia, mentre soltanto le prime pagine sono corredate da qualche nota autografa sicuramente di Vincenzo Ottaviani, professore di botanica e chimica. E' proprio la figura dell'Ottaviani, tra i vari personaggi botanici o curatori dell'Orto alternatisi a Camerino, che spicca per essere stato uno dei principali corrispondenti di A. Bertoloni autore della Flora Italica (1833-54), prima opera del genere in Italia.
I numerosi saggi dovuti alle sue raccolte, effettuate per lo più nei dintorni di Camerino e sui Monti Sibillini, dopo il suo trasferimento a Urbino sono stati ceduti e tutt'ora conservati, secondo la sua volontà, nell'Erbario Bertoloni a Bologna.
Di un certo interesse per la flora regionale risultano il Dictamnus albus raccolto a Gaiole e la Silene catholica delle Grotte di S. Eustachio, dove sono ancora presenti; l'Adonis distorta, endemica appenninica del Monte Vettore rarissima sui Monti Sibillini e l'Arctostaphylos alpinus del Sasso Borghese non più ritrovato in tempi recenti. Nell'Erbario esistono comunque anche esemplari con date antecedenti il 1920 e tra questi alcuni di Pietro Fantozzi, professore di storia naturale nel Liceo di Lucca, del 1887 sono in assoluto i più antichi.
Tali saggi provengono dal Lago di Sibolla e sono relativi a specie rare o in via di scomparsa quali Trapa natans e Caldesia parnassifolia. Scorrendo ancora tra i vari pacchi si possono trovare molti reperti floristici di Adriano Fiori, Professore al Regio Istituto Forestale di Vallombrosa, che con una donazione incrementò l'Erbario; tra questi figurano Styrax officinalis e Campanula dichotoma, raccolte in età giovanile (1898 e 1899), saggi provenienti dalla Toscana con date comprese tra il 1926 e il 1939 e altri di varie specie esotiche o coltivate raccolte tra il 1940 e 1942, come Catalpa speciosa, Impatiens royle, Tecoma radicans, ecc..
Sono presenti saggi riferiti alla Flora Italica Exsiccata, usanza del secolo scorso dello scambio di duplicati da parte dei vari botanici, come: Onosma echioides raccolto da C. Lacaita, Dianthus brachycalix raccolto da A. Fiori ed Evonymus verrucosus di C. Marchesetti tutti riferiti a raccolte del 1924. Sebbene in modo sporadico inoltre, nell'Erbario compaiono exsiccata dovuti a nomi di altri illustri botanici italiani quali: R. Pampanini, E. Chiovenda, G. Negri, R. Pichi Sermolli, G. Sarfatti, A.J.B. Brilli-Cattarini, B. Anzalone, ecc.. Con l'arrivo di Vittorio Marchesoni a Camerino nel 1951, si hanno le prime erborizzazioni di una certa rilevanza in quanto per un decennio egli si dedicò alla flora dei Monti Sibillini e zone limitrofe raccogliendo un notevole materiale, che assomma a circa 12.000 campioni. Tra questi ci sono reperti molto interessanti sia per la flora marchigiana che per quella dell'intero Appennino, come la Gypsophila repens e la Saponaria bellidifolia del Piè Vettore o la Cystopteris montana sempre del Monte Vettore. La composizione dell'Erbario Dipartimentale però, assume regolare sviluppo soltanto quando F. Pedrotti si stabilisce definitivamente a Camerino e crea un equipe di ricercatori, dedicandosi a studi floristico-vegetazionali con relativa cartografia che interessano principalmente l'Italia centrale e il Trentino.
Oggi l'Erbario è organizzato sulla base di alcune sezioni di cui una, la più consistente, è dedicata alle Tracheophyta dove sono contenute alcune collezioni di una certa consistenza come quella della flora dello Stelvio e della Val di Sole nel Trentino, oppure quella delle esplorazioni fatte a Burano sul litorale della Maremma Toscana; discreto anche il numero di piante raccolte nei piani carsici dell'Appennino centrale. Tutto questo materiale è dovuto a ricerche effettuate da F. Pedrotti ed E. Orsomando. Tra gli studiosi che hanno lasciato un segno tangibile del loro passaggio, con l'apporto di notevole materiale per l'Erbario, va ricordato E. Biondi per i reperti provenienti in particolar modo dal Bacino del Mediterraneo.
 Attualmente invece l'incremento è dovuto principalmente alle esplorazioni condotte sull'Appennino centrale da S. Ballelli e F. Conti, con rinvenimenti recenti di specie di notevole interesse fitogeografico quali la subendemica Campanula alpestris dei Monti Sibillini (non più ritrovata da circa un secolo), la Serratula lycopifolia dell'Altopiano delle Rocche (Abruzzo) e la Crepis bithynica della Majella, primi ritrovamenti per l'Italia; contributi in misura minore sono dovuti anche all'attività di A. Catorci, K. Hruska, R. Venanzoni e R. Canullo. Discreto il contingente di piante determinate da specialisti quali J. L. van Soest per il Genere Hieracium, A. Gilli per i Generi Rosa e Rubus, F. Ehrendorfer per le Famiglie delle Dipsacaceae e Rubiaceae, W. Möschl per il Genere Cerastium e I. Markgraf-Dannenberg per il Genere Festuca, di quest'ultima la testimonianza nell'Erbario degli isotypi di Festuca centroapenninica raccolta al Pian Grande di Castelluccio di Norcia e utilizzata per la descrizione dell'entità. A tutt'oggi l'Erbario, riconosciuto nell'Index Herbariorum con la sigla CAME, si compone di circa 225.000 campioni deposti in armadi metallici, che oltre la sezione delle piante vascolari, ne comprende una dedicata alle Bryophyta, con la presenza di un erbario crittogamico realizzato da C. Cortini e M. Aleffi. Una terza sezione che riguarda le Algae è curata da A. Dell'Uomo e contiene collezioni algologiche raccolte soprattutto negli ambienti umidi del Trentino Alto-Adige e nei corsi d'acqua dell'Appennino umbro-marchigiano.
Di recente è iniziata l'informatizzazione degli exsiccata consultabile alla pagina web: http://erbariitaliani.unipg.it

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