Fa nascere bimbo con malformazioni, condannata - di Piergiorgio Greco (info@vita.it)
[Fonte Vita.it del 26/06/2002 http://www.vita.it/articolo/index.php3?NEWSID=19964



              E' accaduto a Karlsruhe, in Germania. La Chiesa ha preso le difese della
              ginecologa

              La Corte suprema federale di Karlsruhe (Germania) ha condannato una
              ginecologa per non aver diagnosticato ad una donna malformazioni al feto
              durante la gravidanza ed ha riconosciuto che se la paziente, "avesse saputo
              dell'esistenza di handicap gravi nel bambino", avrebbe abortito. La
              ginecologa è ora tenuta a mantenere il bambino, nato con gravi malformazioni
              agli arti, e al pagamento dei danni alla madre.

              Immediata la condanna della Chiesa cattolica tedesca. "La sentenza mostra
              che nella nostra società la selezione delle persone a causa di handicap è
              ormai realtà", dice il card. Karl Lehmann, presidente della Conferenza
              episcopale. Ed aggiunge: il giudizio della Corte suprema "definisce in modo
              incomprensibile come evento dannoso la nascita di un bambino con
              malformazioni fisiche".

              Lehmann sottolinea la contrapposizione della sentenza "sia al concetto
              cristiano di persona, che al consenso di valori della costituzione".

              La sentenza, inoltre, aggiunge il cardinale, "ha dilatato in modo apertamente
              irresponsabile la possibilità di abortire praticamente fino al momento della
              nascita. L'interruzione di gravidanza diventa la logica conseguenza
              dell'individuazione di un handicap, in contraddizione con qualsiasi principio di
              tutela della dignità umana".

              Sulla vicenda è intervenuto anche il card. Joachim Meisner, arcivescovo di
              Colonia secondo il quale la sentenza "ha confermato che i nascituri con
              handicap non hanno diritto alla vita". L'arcivescovo si chiede anche se "una
              giurisprudenza che definisce evento dannoso una persona", possa chiamarsi
              "cultura del diritto".

              Critici verso la sentenza anche il Consiglio dei cattolici del vescovado di
              Speyer per il quale la sentenza degrada il portatore di handicap "a persona di
              serie B, la cui presenza non è socialmente desiderata". Anche per la Chiesa
              evangelica, "la vita umana non può essere valutata come un danno".