Fonte: Punto
informatico - Quotidiano
italiano di informatica, telematica e
comunicazione - http://www.punto-informatico.it/p.asp?i=31811
Lo studio del diritto applicato ad
internet e all'evoluzione tecnologica si moltiplica in filoni diversi.
L'ultima novità è l'impegno di Harvard, per sviluppare il diritto sul
cyberspazio
Decolla il Cyber Law
12/05/00 - Stand By - Web -
Una comunità di giuristi on line collabora e condivide materiale
giuridico. La notizia sembra avere del sensazionale per chi sia anche solo
in parte nell'ambiente giuridico-accademico italiano. Forse può sembrare
più verosimile nel corrispondente ambito anglosassone! Sta di fatto che il
Berkman Center for Internet and Society presso l'Università di Harvard
propone un "programma per l'esplorazione del ciberspazio, per la
condivisione degli studi sul cyberlaw e per aprire la strada allo
sviluppo" della materia.
Questo campo di studi non risulta essere
solo un insieme di casi riguardanti i computers, la telefonia o
l'elettricità. I ricercatori del Bertkman Center ritengono di poter
identificare un elemento chiave nell'evoluzione dell'informatica: "We see
at least one theme: in cyberspace, code is law". La maniera stessa in cui
la tecnologia dell'informazione si evolve determina il mutamento delle
leggi che la regolano al punto da rendere necessarie conoscenze tecniche
approfondite per comprendere come certi indirizzi normativi possano essere
definiti, in un mondo in cui le strade dell'innovazione sono governate da
gruppi privati e quindi rischiano di non essere adeguatamente trasparenti
e democraticamente scelte.
Il Centro, nato col nome di "Center on
Law and Technology" da un seminario datato 1993 del Prof. Charles Nesson
con il Prof. Arthur Miller, cambiò nome nel 1997 in seguito alla donazione
della famiglia Berkman e deve essere considerato parte della Harvard
School of Laws alla quale dal 1995 offre un supporto di ricerca su queste
tematiche, in collaborazione con le altre Harvard Schools ed il
MIT.
L'idea ha una portata rivoluzionaria anche se rivoluzionaria
non lo è del tutto. E forse non poteva essere che così, dato che il medium
utilizzato, Internet, permette una facilità e celerità di condivisione
della cultura e dell'informazione senza pari. E quindi le iniziative sul
cyberlaw si sono moltiplicate, spesso anche in direzioni impreviste dai
primi fautori di questi studi. La rete pare infatti non consentire il
controllo delle proprie idee una volta che queste siano state espresse.
Un'evidenza tutt'altro che negativa quella secondo cui sulle reti
telematiche le idee viaggiano tanto velocemente da impedire chi le ha
avute di esercitare su di esse il seppur minimo controllo in barba al
"diritto d'autore", al punto che si può dar vita a diversi filoni di
ricerca senza volerlo (ma se le idee circolano liberamente, non sarebbe
allora il caso di permetterne la libera fruizione?).
Sono stati
finora sviluppati differenti progetti, tutti rigorosamente con prefisso
Open, il più attinente dei quali, al tema in questione, porta appunto il
nome di Open Law e consiste in un forum rigorosamente aperto al contributo
di giuristi e non... Altri progetti sono Open Governance, Open Education,
Open Code, Open Content e Open Security.
Federico
Penco