FONTE. Punto Informatico - http://www.punto-informatico.it/p.asp?i=36441
WindowsXP
impone un Web proprietario?
L'accusa
durissima arriva nientemeno che dal Wall Street Journal e in Rete infuria la
polemica. Perché le Smart Tag del nuovo Internet Explorer spaventano tutti?
Microsoft si difende e spiega. Ecco i dettagli
12/06/01
- News - Web - Le funzionalità degli "Smart Tag" non sono
ancora ufficiali né pubbliche eppure questi nuovi componenti del prossimo
Microsoft Windows, Windows XP, stanno già scatenando polemiche la cui forza e
ampiezza è davvero inconsueta. Sono polemiche durissime che si riversano sulla
Rete dopo che un articolo del Wall Street Journal http://public.wsj.com/sn/y/SB991862595554629527.html
ha stigmatizzato il funzionamento delle Smart Tag, accennando all'ipotesi di un
tentativo da parte di Microsoft di imporre al World Wide Web un "sistema
di link proprietario".
"La nuova funzionalità - scrive il WSJ - consente a Internet Explorer,
browser Microsoft incluso in WindowsXP, di trasformare qualsiasi parola su
qualsiasi sito Web in un link al sito o ai servizi Microsoft o ad altri spazi
Internet appoggiati da Microsoft". In altre parole, secondo quanto
rilevato dal WSJ, "Microsoft sarà capace attraverso il browser di
ri-editare il sito di chiunque, senza che questi ne abbia consapevolezza o
abbia dato il proprio permesso, in un modo che spingerà gli utenti a lasciare
il sito corrente e a recarsi su un sito scelto da Microsoft".
L'articolo pubblicato dal WSJ ha avuto sulla Rete una eco molto più ampia di
altre pur feroci polemiche scatenate da Windows. Della questione se ne parla a
tutte le latitudini e finora non si è levata una sola voce in difesa di
Microsoft e delle nuove funzionalità, viste per lo più come
"predatorie" nei confronti dell'ipertestualità del Web.
Queste contestate funzionalità sono realizzate dalle Smart Tag di Internet
Explorer in arrivo sia con OfficeXP che con WindowsXP. Ma Microsoft ha già
messo in chiaro che si tratta di funzionalità ancora in fase di sperimentazione
che potrebbero subire notevoli modificazioni. Secondo Chris Jones,
vicepresidente dello sviluppo in WindowsXP, "le Smart Tag rappresentano un
altro passo nella personalizzazione del Web consentendo agli utenti di ottenere
l'informazione che desiderano nel modo che hanno scelto".
Nella versione di Internet Explorer che contiene le Smart Tag, quando si apre
una pagina Web appaiono alcune sottolineature sotto certe parole che si trovano
sul sito. Queste sono parole qualsiasi che vanno, ad esempio, dal nome di
un'azienda a parole-chiave individuate da Microsoft, e costituiscono dei link
"aggiuntivi" che consentono di arrivare su siti scelti da Microsoft.
"Piazzando il mouse su una sottolineatura - scrive il WSJ - appare
un'icona e se si clicca sull'icona, una piccola finestra mostra link ad altri
siti che offrono ulteriori informazioni".
È evidente che un tale meccanismo sottrae all'autore del sito ogni controllo
sui link che gli utenti vedranno apparire all'interno delle finestre aperte sul
sito in questione. Stando al WSJ, Microsoft avrebbe affermato che queste
funzionalità agevolerebbero gli utenti dei siti "ipo-linkati", cioè
con pochi link offerti sulle loro pagine. Anche su questo la polemica infuria,
perché ci si chiede come Microsoft possa arrogarsi il diritto di stabilire
quali link piazzare su un sito, contrapponendosi a chi quel sito ha costruito e
gestisce. Secondo il WSJ e i tanti che in questi giorni stanno attaccando
Microsoft, scegliere i link "fa parte del processo editoriale" di
costruzione del sito.
Va detto però che Microsoft ha già assicurato
che le funzionalità Smart Tag di Internet Explorer saranno disattivate di
default con la distribuzione del browser nel nuovo sistema operativo. Dunque
solo gli utenti che lo vorranno accederanno alla funzionalità e al
"sistema di link proprietario". Non solo, proprio per rispondere alle
critiche, Microsoft ha specificato che fornirà porzioni di codice, "meta
tag", che consentiranno a chi ha un sito di impedire che le Smart Tag
funzionino per gli utenti che si rechino sulle proprie pagine.
Secondo
Micheal Silver, analista del Gartner, "questo è un altro esempio dei
tentativi di Microsoft di integrare contenuti Internet nel proprio Sistema
Operativo per dare una spinta ai propri servizi Internet. Questo è esattamente
quello che Microsoft ha fatto in passato con il bundling (di IE in Windows,
ndr), cercando cioè di massimizzare quello di cui dispongono sul desktop per
utilizzarlo in un altro mercato dove non hanno quella posizione
dominante".
In realtà le Smart Tag sono strumenti che vanno oltre la segnalazione di
"link consigliati". Sono strumenti realizzati in XML che consentono,
in Office XP per esempio, di integrare molto di più le funzionalità dei diversi
prodotti della suite da ufficio. O, ancora, se si inserisce il simbolo di un
titolo in Borsa, per esempio, in una tabella di Excel 2002, si può infilare una
Smart Tag che linka ad altre informazioni sul titolo o sull'azienda che lo ha
emesso. Questa "ipertestualità interna" rappresenta il cuore delle
attività delle Smart Tag in Windows XP.
Microsoft ha sottolineato che le Smart Tag possono essere realizzate da
chiunque per il proprio sito o applicazioni, ma è evidente che per sfruttarle
bisogna disporre degli ultimi software della casa di Redmond. Un elemento che
secondo Chris LeTocq, analista della Silver and Guernsey Research, "offre
a Microsoft un'ottimizzazione potente", perché così l'azienda può portare
visitatori ai propri siti e a quelli dei partner e a siti dove si trovino
"servizi a pagamento". "Non è notevole? - si chiede LeTocq - Uno
spende milioni di dollari per creare un sito web e Microsoft ti piazza una
Smart Tag che invia i tuoi utenti a uno dei suoi siti".
Sulla questione si è espresso anche il legale della Electronic Frontier
Foundation, Robin Gross, secondo cui la tecnologia Microsoft potrebbe
rappresentare una violazione alla legge sul diritto d'autore e alle leggi
contro le pratiche economiche anti-concorrenziali. Secondo Gross, infilare le
Smart Tag su siti che non hanno dato la propria autorizzazione, per Microsoft
significa rischiare di essere accusata di aver realizzato "opere
derivate"; ovvero copie editate di contenuti Web proprietari che vengono
visti dagli utenti Microsoft. Copie che sono, appunto, protette da copyright.
Questa funzionalità (del browser, ndr) - sottolinea Gross - rende i lavori
su cui si attiva un'opera nuova rispetto a quella originale, e la legge sul
copyright lo proibisce". L'avvocato della EFF ha anche avvertito Microsoft
che in questo modo si pone ai limiti della legge anche per quanto riguarda le
norme sulle pratiche commerciali. Gli utenti, infatti, potrebbero ritenere che
quei link aggiuntivi siano stati creati dagli autori dei siti e che, dunque,
quei siti "supportano" i link inseriti da Microsoft. "Microsoft
- spiega Gross - potrebbe decidere che intende linkare una certa parola, come
aborto, ad un sito anti o pro aborto". In qualsiasi caso quel link così
controverso non sarà stato deciso dall'autore del sito...
Altri fanno notare come la
funzionalità di ipertestualità aggiuntiva possa tradursi in veri e propri link
pubblicitari i cui proventi andrebbero interamente a Microsoft, sebbene questi
link siano generati dai contenuti presenti sul sito visto dall'utente...
Shawn Sanford, manager di prodotto per Windows, sostiene che queste
interpretazioni nascono dalla mancata comprensione di questa tecnologia:
"Riteniamo che sia l'utente a dover decidere cosa guardare. Tutti sembrano
volersi focalizzare sull'aspetto negativo di tutto questo come se noi andassimo
a consigliare agli utenti moltissimi contenuti sbagliati... Credo invece che
consiglieremo agli utenti molti buoni contenuti ".
Secondo il WSJ, però, queste rassicurazioni non sono tali: "Le Smart Tag
sono qualcosa di nuovo e di pericoloso. Significano che un'azienda che
controlla il mercato dei browser Web sta utilizzando quel potere per alterare i
siti Web altrui a proprio vantaggio". "Microsoft - continua il
durissimo articolo del prestigioso quotidiano finanziario - ha tutto il diritto
di vendere servizi, ma se utilizza il suo software dominante per farlo, manda
il settore a carte quarantotto e minaccia l'integrità editoriale".