Fonte: PI
- News: (06/09/00)
BT insiste:
possediamo i link, pagateci
Il colosso
telefonico britannico sembra lungi dal rinunciare a raccogliere royalty
per l'uso dei link ipertestuali. Una fantastoria del brevetto con tutte
le bollicine del caso
06/09/00 - News - Londra -
British Telecom non demorde. Dopo mesi dall'avvio di una procedura di raccolta
royalty che ha fatto discutere moltissimo e che sembra a molti del tutto
impraticabile, il colosso della telefonia britannico ha deciso di andare
avanti. Vuole far valere un proprio brevetto del 1989 valido nei soli Stati
Uniti che a suo dire garantisce all'azienda tutti i diritti sui link ipertestuali.
La storia è vecchia e a mesi dall'annuncio che avrebbe iniziato a chiedere "ragionevoli royalty" per l'uso dell'ipertesto nei siti aziendali, British Telecom ha iniziato a intavolare discussioni e negoziati con numerose imprese americane. E si dice pronta a dare avvio a procedure legali contro le società che non vorranno "collaborare".
I rappresentanti della compagnia britannica hanno confermato di aspettarsi "entrate sostanziose" derivanti dalle trattative in corso. In realtà però sono in molti a dubitare che il vecchio brevetto dell'azienda reggerebbe un confronto in tribunale. Sostengoo infatti che, poiché il brevetto risale ad un'epoca in cui BT era ancora azienda pubblica, prima della divisione in due aziende e della successiva privatizzazione, i diritti stessi del brevetto sarebbero decaduti. BT però ha fretta, perché nel 2006 la legge americana prevede che il brevetto registrato negli USA decada.
BT sostiene di avere il brevetto dei link
Il colosso delle telecomunicazioni britannico se ne esce con una rivelazione
shock: nel 1976 avrebbe brevettato il sistema di collegamento ipertestuale.
E ora vuole royalties dai provider
Fonte Punto Informatico
20/06/00 - News - Londra - Può sembrare incredibile ma dato che
a pretendere i diritti sulla connessione ipertestuale, o link, è
un colosso come British Telecom, per quanto incredibile occorre prenderne
atto e prepararsi al peggio.
Pare infatti che l'ufficio legale dell'azienda, una delle maggiori compagnie del settore di tutto il mondo, si sia reso conto che nel lontano 1976 BT, allora General Post Office (GPO), ha depositato un brevetto per una tecnica che ricorda molto da vicino il link ipertestuale. Nel 1989 quella richiesta di brevetto sarebbe stata esaudita dall'ufficio britannico competente.
Per rendersi conto della cosa basta dare un'occhiata alla presentazione del brevetto 4.873.662 "Hidden Page" ("Pagina nascosta") posseduto da BT: "L'informazione da visualizzare su un terminale viene archiviata in blocchi la prima parte dei quali contiene l'informazione che viene effettivamente visualizzata mentre la seconda parte contiene informazione relativa a quella visualizzata e che può essere utilizzata in risposta ad un comando da tastiera".
"Per esempio - continua l'abstract del brevetto - la seconda parte del blocco potrebbe contenere informazioni utili a fornire l'indirizzo completo di un altro blocco di informazione da selezionare con un secondo comando sulla tastiera".
Su queste basi, BT pare si appresti a chiedere royalties sull'uso dei link ipertestuali a provider ed editori di mezzo mondo e forse più. Ha già dichiarato di voler investire questi fondi in ricerca e sviluppo. Ma di certo non sarà facile per BT superare le opposizioni che inevitabilmente metteranno in campo tutti gli operatori del settore a cui verranno richieste "percentuali" dovute all'uso dei link. BT ha "comunque assicurato" che nulla verrà chiesto agli utenti privati…
Brevetto sui link, BT denuncia Prodigy
British Telecom denuncia Prodigy perché il provider americano
non le paga percentuali per ogni clic effettuato sulla propria Rete. Follie
natalizie?
Fonte: Punto Informatico
18/12/00 - News - Londra - Prosegue la corsa di British Telecom contro
i portafogli dei provider statunitensi. La compagnia telefonica britannica,
che da tempo sostiene di avere un brevetto sui collegamenti ipertestuali
(link) valido per gli Stati Uniti, ha denunciato ufficialmente uno dei
maggiori ISP americani per violazione di copyright.
Secondo British Telecom l'uso dei link da parte di Prodigy è inaccettabile perché viola, afferma l'azienda, "i propri diritti"...
La compagnia britannica è a caccia di sentenze che confermino il proprio brevetto, in modo da poter imporre una gabella personalizzata ai maggiori operatori internet americani e poi, a scendere, a tutti gli altri. Dovesse passare quella che agli osservatori è finora sembrata una rivendicazione fuori dalla storia, BT potrebbe ritrovarsi le tasche ben gonfie di dobloni.
Va detto che Prodigy, il maggiore fornitore di connettività DSL negli USA, non è che uno dei provider recentemente "avvertiti" da British Telecom sulla questione dei link. E potrebbe essere la prima "vittima" di una lunga serie di procedimenti giudiziari.
Come si ricorderà, l'ufficio legale di British Telecom si è "reso conto" di recente che nel lontano 1976 BT, allora General Post Office (GPO), aveva depositato un brevetto per una tecnica che ricorda molto da vicino il link ipertestuale. Nel 1989 quella richiesta di brevetto sarebbe stata accettata dall'ufficio britannico competente.
Il brevetto, la cui validità sarebbe ancora garantita negli USA,
si chiama "Hidden Page" ("Pagina nascosta") e viene descritto così:
"L'informazione da visualizzare su un terminale viene archiviata in blocchi,
la prima parte dei quali contiene l'informazione che viene effettivamente
visualizzata mentre la seconda parte contiene informazione relativa a quella
visualizzata e che può essere utilizzata in risposta ad un comando
da tastiera". "Per esempio - continua l'abstract del brevetto - la seconda
parte del blocco potrebbe contenere informazioni utili a fornire l'indirizzo
completo di un altro blocco di informazione da selezionare con un secondo
comando sulla tastiera".