Divieto di link, ombre sulla rete
di L. Assenti. Si può fingere che la cancellazione della libertà di collegamento
ipertestuale non ci riguardi. Ma significa mettere la testa sotto la sabbia mentre i
potentati economici soffocano le promesse digitali
Anche in Danimarca divieto di link
Dopo le clamorose novità dagli Stati Uniti anche i tribunali europei si adeguano:
linkare può essere illegale. Il Web si restringe anche in Europa?
Divieto di link, ombre sulla rete
di L. Assenti. Si può fingere che la cancellazione della libertà di collegamento
ipertestuale non ci riguardi. Ma significa mettere la testa sotto la sabbia mentre i
potentati economici soffocano le promesse digitali
Fonte: Punto Informatico del 05/07/02 - Commenti - Roma -
Triste giorno è quello in cui uno
strenuo difensore della libertà di link, cioè dell'elemento costitutivo
del web, è costretto a tirare i remi in barca per non dover
continuare a combattere una costosa e durissima battaglia legale
contro, in questo caso, l'industria di Hollywood.
L'editore di 2600.com ha deciso di tirarsi da una parte e di lasciar
perdere: non può più battersi contro le conseguenze legali del suo
"folle gesto", quello di pubblicare dei link sul proprio sito. Nella fattispecie, link al programma
DeCSS che supera le protezioni anticopia dei DVD.
Dopo anni di pressione da parte dei crociati del copyright a tutti i costi, di campagne di
stampa durissime contro il "far west" in internet, appare a molti addirittura ovvio che si possa
essere condannati da un tribunale per aver pubblicato un collegamento ipertestuale sulle
proprie pagine.
Appare cioè ovvio che si possa essere condannati non perché si è autori di una
pubblicazione ritenuta illecita ma perché si è deciso di parlarne, si è deciso che gli utenti del
proprio sito possano visualizzarne i contenuti e prendere qualsiasi decisione con la propria
testa.
La sentenza che condanna 2600.com - a cui l'hacker quarterly ha preferito non appellarsi - si
basa sulle misure che negli Stati Uniti sono previste tra le numerose follie del Digital
Millennium Copyright Act (DMCA). Una legge restrittiva che i discografici, come gli studios di
Hollywood, usano contro molte attività online e dalla quale chiedono ora una "licenza
speciale" per poter raccare i sistemi di file-sharing utilizzando mezzi che quella normativa
vieta.
Potremmo accantonare tutto pensando che in fondo questi soggetti sono americani, che
sono cose di un altro mondo. Ma sarebbe come mettere la testa sotto la sabbia. Se lo
facessimo, dovremmo fingere di ignorare qual è il vento che arriva dall'Ovest e ancora di più
quali sono le normative che anche nell'Unione Europea stanno abbattendosi sulla rete, leggi
che tradiscono una sostanziale cecità di vedute quando si viene alle libertà digitali. Basti
pensare alla recente direttiva che aggredisce la privacy dei cittadini europei nell'era digitale.
La verità è che non è possibile fingere di non vedere. C'è un accerchiamento in corso e
come tale giunge da diverse direzioni e con motivazioni diverse. E aggredisce libertà
essenziali come quella di link con tutto l'obsoleto peso di normative proprie del mondo fisico.
Non ci si cura dell'effetto che tutto questo può avere e sta avendo sulla salute di internet e
sulla sua fruibilità. Soprattutto non si ha il coraggio di dirsi che tutto questo soffoca quelle
promesse di nuove libertà che la vecchia economia applicata alla rete vede come fumo
negli occhi o, più probabilmente, non vede affatto.
Ed oggi è un giorno triste.
Niente
link senza consenso ?
Una Corte di giustizia danese ha stabilito l'illegittimita' del cosidetto "deep
linking" all'interno delle newsletter. In altri termini non sara' più
possibile presentare titoli o sommario di articoli pubblicati su un altro
sito che possono cosi' essere raggiunti senza transitare dalla home page
dell'editore. La condanna, emessa lo scorso 5 Luglio, contro Newsbooster.com
non si limita a vietare il deep linking, ma evidenzia come il sito
internet debba considerarsi una sorta di banca dati: si puo' quindi abilitare
l'accesso ai contenuti solo dietro espresso consenso del proprietario. In
base a questa interpretazione, estremamente restrittiva, viene ora da
chiedersi se dopo questa decisione anche motori di ricerca e directory come Google
o Yahoo! non rischino di essere citati in giudizio per
i risultati che forniscono agli utenti.
[Fonte: InternetLaw newsletter dell'11/07/2002]
Anche in Danimarca divieto di link
Dopo le clamorose novità dagli Stati Uniti anche i tribunali europei si adeguano:
linkare può essere illegale. Il Web si restringe anche in Europa?
Fonte Punto Informatico del 08/07/02 - News - Roma -
Un tribunale di Copenhagen, in
Danimarca, ha deciso che il servizio web fornito dal sito
Newsbooster.com deve cessare perché non è lecito linkare pagine
interne dei siti degli editori danesi di quotidiani di informazione. Si
tratta di un'attività che secondo i giudici danneggia i siti linkati.
Come si era temuto qualche settimana fa, dunque, il tribunale ha
effettivamente deciso che linkare una pagina interna di un
quotidiano non costringe l'utente a seguire il percorso suggerito dal quotidiano stesso a
partire dalla propria home page, e dunque gli consente di "saltare la pubblicità" con un
conseguente danno economico per gli editori.
Newsbooster, dopo l'ingiunzione del tribunale, ha naturalmente provveduto a rimuovere i link
ad una ventina di quotidiani sui quali forniva una sorta di rassegna stampa quotidiana e che
appartengono tutti a membri dell'Associazione degli editori danesi che ha intentato causa
all'azienda. Secondo l'Associazione, qualora il tribunale avesse dato ragione a Newsbooster,
"sarebbe diventato difficile per i giornali fare affari".
Il timore di molti, fomentato com'è ovvio anche dai legali del sito che ha perso la causa, è
che il tribunale danese abbia creato un precedente che renderà molto più difficile oltreché
perseguibile il lavoro quotidiano di moltissimi siti, compresi, in primis, i motori di ricerca. Non
è abitudine di questi ultimi, infatti, suggerire navigazioni a partire da una home page ma
suggerirle a partire dalla porzione di informazione ricercata dall'utente...
Sebbene Newsbooster abbia già annunciato di voler ricorrere in appello, la sentenza danese
continua ad allungare le ombre sul fondamento del web, l'ipertesto. Nei giorni scorsi
qualcosa di grave è già accaduto negli Stati Uniti, dove dalla battaglia sui crack del DeCSS
si è giunti alla censura della libertà di link, come descritto in questo articolo di Punto
Informatico: Divieto di link, ombre sulla rete.