Fonte: Mediamente http://www.mediamente.rai.it/divenirerete/010504/index.asp
Venerdì 4 Maggio 2001
Gli e-book sono davvero dei libri?
Otto tesi su cosa i libri
elettronici non dovrebbero essere
di Gino Roncaglia
L'Università della Tuscia è il
primo ateneo italiano a
sperimentare la diffusione di
testi, dispense universitarie e atti
di convegni anche nel nuovo
formato e-book. I primi libri
elettronici sono già disponibili
all'interno del sito Web
dell'università.
Per presentare l'iniziativa, e
discutere del futuro dei libri
elettronici come strumento per la
didattica e la ricerca, il
prossimo 8 maggio si svolgerà a
Viterbo una giornata di studio
con la partecipazione dei maggiori
protagonisti italiani del
settore. Grazie alla
collaborazione con il portale Web del
programma televisivo MediaMente,
l'incontro sarà trasmesso in
rete in diretta audio-video,
mentre un forum Web ne
riprenderà i temi, allargando la
discussione a un pubblico assai
più vasto.
Ad avviare il dibattito, sia nell'incontro
fisico sia in quello
virtuale, sarà un intervento di
Gino Roncaglia. Un intervento
che solleva non pochi dubbi su
alcune fra le prime scelte
effettuate dai protagonisti del
settore e-book, e propone
polemicamente otto tesi su cosa i
libri elettronici non
dovrebbero essere.
In occasione dell'incontro sarà
anche presentato il primo
e-book realizzato dalla RAI, nato
proprio dal vivace dibattito
sviluppatosi in uno dei forum di
MediaMente sul tema
dell'usabilità dei siti Web.
Il termine 'libro' è - lo sappiamo
bene - un termine ricco di
significati e dalla connotazione
assai ampia. In particolare,
possiamo usarlo per parlare
dell'oggetto fisico che funge da
supporto dell'informazione
("questo libro ha una pessima
rilegatura"), o per parlare
dell'oggetto informazionale, del
testo ("questo libro mi ha
commosso fino alle lacrime").
Si tratta di due significati in
parte distinti, ma generazioni di
studi e interventi sul tema della
'cultura del libro' ci hanno
insegnato a non considerarli così
indipendenti come potrebbe
sembrare. Da un lato, infatti, nel
parlare di un tipo di oggetto
forniamo in realtà spesso
informazioni anche sull'altro. Nel dire
"questo libro ha 736
pagine" mi riferisco al supporto materiale
(o forse, più esattamente, a un
concetto intermedio, quello di
'edizione', che potrebbe a sua
volta essere fatto corrispondere
o a una classe di oggetti fisici
dotati di specifiche proprietà
comuni o a un oggetto astratto),
ma fornisco, attraverso una
serie di ragionevoli assunzioni
sulla quantità di testo contenuta
in media in una 'normale' pagina
di libro, informazioni che
riguardano anche il
testo ("è un libro piuttosto lungo").
Dall'altro, certe caratteristiche
strutturali dei testi sono
strettamente legate alle
caratteristiche del tipo di supporto
fisico che sarà usato per leggerli
e ai suoi meccanismi di
produzione materiale: opere come
l'Encyclopedie di Diderot e
d'Alembert non sarebbero state
concepibili non solo senza certi
specifici cambiamenti nella
composizione, nelle competenze e
nelle aspettative del pubblico dei
lettori, ma anche senza la
disponibilità di
specifiche tecnologie di stampa.
Quando parliamo di 'leggere un
libro', ci riferiamo a entrambi i
significati sopra ricordati:
leggere un testo, e leggerlo su un
supporto di un certo tipo. Un
supporto che di norma ha
dimensioni fisiche abbastanza
standard, che compriamo in
libreria, conserviamo negli
scaffali della nostra biblioteca,
leggiamo magari in poltrona o a
letto prima di addormentarci,
possiamo portare con noi in
viaggio, possiamo prestare o
regalare a un amico, e possiamo
riprendere in mano a
distanza di anni per rileggere un
passo o controllare una
citazione, magari riscoprendo le
note a margine che avevamo
aggiunto, a matita, all'epoca
della prima lettura. Questo
spazio di possibilità fa parte
della connotazione che
attribuiamo abitualmente al
termine 'libro'.
Non occorre troppa fatica per
osservare che quando parliamo di
testi elettronici e di documenti
elettronici parliamo (o abbiamo
finora parlato) di qualcosa di
diverso. Il testo elettronico della
Divina
Commedia non è un libro: permette di compiere
operazioni diverse da quelle
possibili attraverso un libro a
stampa - operazioni spesso
preziose per l'analisi e la miglior
comprensione del testo - ma,
almeno fino alla diffusione dei
primi lettori per e-book, non
permetteva di compiere (o non
permetteva di compiere in maniera
semplice) operazioni che
fanno parte delle abitudini
quotidiane di generazioni di lettori,
come leggere a letto. Non stupisce
dunque che uno degli
argomenti più usati (e
abusati) nella disputa ininterrotta fra
sostenitori della testualità
stampata e sostenitori della
testualità elettronica sia quello
della scomodità del supporto:
"chi leggerebbe un libro
sullo schermo di un computer?". E non
a caso molti profeti della 'nuova
testualità' cadono
miseramente sul più semplice banco
di prova, affrettandosi a
stampare su carta i risultati più
interessanti delle loro
navigazioni in rete.
Il libro elettronico, o e-book,
nasce per modificare questa
situazione, e avvicinare
l'esperienza di lettura di un testo
elettronico a quella di un testo
su carta. Non a caso anche il
termine 'e-book' può riferirsi sia
all'oggetto fisico, il 'lettore' di
libri elettronici (strumento
dall'aspetto assai diverso da quello
dei computer ai quale
siamo abituati, e che dovrebbe avere il
peso, le dimensioni e la
portabilità di un normale libro a
stampa) sia all'oggetto
informazionale, il testo elettronico che
viene conservato nella memoria del
'lettore' e visualizzato sul
suo schermo. Si tratta di una
sfida che può essere vinta? Gli
e-book sono davvero in grado di
insidiare l'editoria cartacea
sul terreno che le è proprio,
offrendo - prima ancora delle
mirabolanti possibilità di
archiviazione, manipolazione e
integrazione multimediale del
testo - uno strumento che possa
essere letto comodamente, senza
far rimpiangere il libro su
carta? I libri elettronici,
insomma, possono essere davvero dei
libri?
La risposta a queste domande -
evidentemente centrali per
capire se e quale futuro abbiano
gli e-book - sarà a mio
avviso, sul lungo periodo,
positiva. Ma nell'immediato la
situazione è assai più complessa.
Non tanto, si badi, per un
problema tecnologico: i primi
'lettori' per e-book sono pieni di
difetti e ancora piuttosto
primitivi (come ci si può aspettare da
oggetti di prima generazione), ma
indicano chiaramente che il
cammino è percorribile. Il
problema è altrove. Ferratissimi sul
piano delle tecnologie e dei
modelli di business, i protagonisti
del settore sembrano talvolta aver
dedicato minor attenzione
alle caratteristiche del libro
come oggetto culturale. Proprio
questa carenza, temo, getta alcune
ombre sul futuro
immediato del libro elettronico, e
rischia di condannare al
fallimento i primi sforzi in
quest'ambito.
Proverò a esporre i miei dubbi
proponendo otto tesi, che
riassumono cosa secondo me i libri
elettronici non dovrebbero
essere.
1) Il libro elettronico NON è un
formato alternativo per
visualizzare del testo sullo
schermo di un computer
tradizionale. Né il
computer da tavolo né i normali computer
portatili possono competere col
libro a stampa in quanto a
facilità d'uso e portabilità. I
libri elettronici - se vogliamo che
abbiano un futuro - devono poter
essere letti utilizzando
strumenti che per dimensioni,
peso, portabilità siano più vicini
al libro che al computer. Chiamare
(come troppo spesso si
tende a fare, anche da parte dei
protagonisti del settore) 'libri
elettronici' testi destinati a
essere visualizzati attraverso
programmi disponibili solo per i
computer tradizionali confonde
le idee ai lettori, conferma i
pregiudizi contro l'effettiva
usabilità degli e-book, e in
definitiva danneggia il settore.
2) Il libro elettronico NON nasce
per essere stampato. Se
leggendo un testo su un
dispositivo informatico sento il
bisogno di stamparlo, vuol dire
che non sto leggendo un libro
elettronico, o almeno non sto
leggendo un libro elettronico
'riuscito'. Corollario: i formati
di visualizzazione per e-book
sono (dovrebbero essere) cosa
diversa dai formati per
l'impaginazione e la stampa (su
carta) di documenti
elettronici.
3) Il libro elettronico NON deve
essere un oggetto 'volatile',
che rischia di scomparire ogni
volta che devo cambiare
dispositivo di lettura o sistema
operativo. I libri sono oggetti
persistenti: quando compro un
libro mi aspetto di poterlo
conservare nella mia biblioteca
per anni ed anni. Si buttano
giornali e riviste, dopo averli
letti, ma di solito non si buttano i
libri. L'uso di meccanismi di
protezione che rendono illeggibile
il libro elettronico dopo un certo
numero di cambiamenti nel
dispositivo di
lettura o di reinstallazioni del relativo software è
incompatibile con queste
abitudini, e scoraggia il lettore
dall'investire soldi nella
costruzione di una propria biblioteca.
In definitiva, dunque, anche
questa impostazione danneggia
le prospettive di sviluppo del
settore.
4) Corollario: i meccanismi di
tipo 'pay per view' possono
funzionare per film, giornali,
riviste (in generale, per
informazione 'di flusso'), ma NON
per i libri. Non a caso, nel
caso degli stessi film noleggiamo
le videocassette che
desideriamo vedere una volta, ma
acquistiamo quelle che
amiamo di più.
5) Il libro elettronico NON deve basarsi
su formati chiusi e
proprietari. L'esperienza del Web
insegna che l'uso di standard
pubblici ed aperti è la migliore
garanzia per la diffusione e
l'affermazione di un medium
elettronico. Nel caso degli
e-book, gli standard aperti sono
quelli proposti dall'Open
E-book Forum (formato OEB).
Occorre dunque che i programmi
di lettura offrano la possibilità
di importare e, per le opere non
protette, di esportare
direttamente il testo elettronico da e
verso tali formati.
6) Il libro
elettronico NON deve essere un oggetto chiuso
neanche dal punto di vista della
fruizione: deve poter essere
commentato, annotato, prestato,
regalato proprio come è
possibile fare nel caso dei libri
su carta, sfruttando anzi le
maggiori possibilità di
circolazione e condivisione
dell'informazione messe a disposizione
dalle nuove
tecnologie. E' tecnicamente
possibile garantire la salvaguardia
dei diritti di autori ed editori
senza bisogno di impedire queste
operazioni, che sono del resto
fondamentali per aiutare la
diffusione dei libri.
7) Il libro elettronico NON deve
essere pensato come
strumento destinato unicamente
alla lettura di informazioni
testuali: deve essere possibile,
come già accade nel caso dei
libri a stampa, l'inserimento di
illustrazioni, tabelle, formule
scientifiche e matematiche, e
deve essere inoltre possibile - se
l'autore ritiene opportuno farne
uso - l'inserimento di contenuti
multimediali come suoni e video.
8) Il libro elettronico NON deve
orientarsi unicamente verso la
visualizzazione o la lettura di
testi lineari, così come NON deve
orientarsi programmaticamente
verso la visualizzazione o la
lettura di ipertesti: deve essere
aperto a entrambe le
possibilità, permettendo
all'autore di strutturare il proprio testo
nel modo da lui considerato più
conveniente. Se le ultime due
tesi, che riguardano la potenza
espressiva degli e-book,
sembrano abbastanza condivise, le
prime sei - almeno a
giudicare dalla situazione attuale
- sembrano esserlo solo in
minima parte. Sarebbe interessante
sapere, dai protagonisti
del settore, quali di queste
condizioni ritengano effettivamente
condivisibili e quali no, e le ragioni delle loro scelte.