Fonte: http://www.canevet.com/jurisp/991215.htm

Decisione della Corte di Cassazione
uno dei fondamentali della libertà d'espressione non si applica a Internet: nessuna prescrizione per internet!!

Il 21 marzo, la C.di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'artista
Jean-Louis Costes che contestava una decisione della Corte d'Appello contro
di lui che aveva giudicato che, su internet, i contenuti non si prescrivono
mai (il reato consistente nell'aver pubblicato materiale proibito non si
prescrive mai) perché si tratta di una pubblicazione continuata.

Queste decisioni rimettono fondamentalmente in discussione il diritto d'
espressione in Francia:
1) La decisione della C.d'Appello era in linea con la giurisprudenza
costante:
era la prima volta che un giudice, invocando la nozione di "pubblicazione
continuata", rimetteva in gioco il principio secondo il quale i reati
d'espressione sono dei delitti istantanei la cui prescrizione decorre dalla
data della prima pubblicazione.
2) La decisione della corte di Cassazione va ugualmente nella direzione
della giurisprudenza costante: e' la prima volta che la Corte conferma la
sentenza di un giudice che nega il principio della prescrizione del reato.

- bisogna sapere che la prescrizione (principio che stabilisce che, passato
un periodo di tre mesi dopo la prima data di pubblicazione, uno scritto non
può più essere oggetto di un processo [n.d.andrez: in italia mi pare che si
parli di tre anni...)] e' uno dei principi fondamentali della libertà di
espressione in Francia già dalla metà del 19o secolo.
- all'inizio del regno di Napoleon III, il tempo di prescrizione era di tre
anni [vedi, vedi...]; dalla fine del suo regno e' diventato di tre mesi. La
legge sulla stampa del 1881 ha confermato il principio della prescrizione di
tre mesi in vigore all'epoca, fino ad oggi (salvo sotto l'occupazione
nazista e il regime di Vichy).
- Lo scopo del legislatore era di mettere gli autori in balia delle
persecuzioni giudiziarie all'infinito, una forma di persecuzione e un mezzo
di pressione permanente che sfocerà nella censura di fatto.
- Il beneficio della prescrizione e' stato in seguito esteso a tutti i media
a misura che nascevano (parola, stampa, libri, cinema, radio televisione).
Secondo la logica, avrebbe dovuto applicarsi pure all'internet, ciò che
purtroppo non sta accadendo.

Il fatto che l'espressione su internet non si prescriva mai finché resta in
rete e' un passo indietro estremamente grave della libertà di espressione.

1) gli autori e i responsabili dei contenuti su internet sono
permanentemente alla mercé degli attacchi giudiziari che si rivolgeranno
all'insieme dei loro siti e condurranno inevitabilmente alla rovina e alla
chiusura di tutti i siti "devianti" e all'auto-censura rigorosa dei siti che
accetteranno di "allinearsi".
Con una tale spada di Damocle permanentemente sospesa sopra le teste, e' la
fine della libertà di espressione nell'informazione e nella cultura in
francia.

2)In più, l'insieme del patrimonio culturale, storico, dell'informazione,
attualmente presente sui media tradizionali e protetti dalla rimessa in
discussione dell'istituto della prescrizione, sarà suscettibile di essere
perseguito in giudizio all'infinito una volta che tali media saranno
pubblicati via internet: per esempio, un film di Pasolini, un'opera di De
Sade, ma anche gli archivi di un grande quotidiano, messi in rete, potranno
essere denunciati in ogni momento e i responsabili delle pubblicazioni
puniti!

Quando si vede che l'insieme dell'espressione e' in procinto di migrare
verso internet, (stampa, radio , cinema, televisione, arte...), si capisce
l'estrema gravità delle decisioni giudiziarie, che avranno come conseguenza
la censura di fatto di qualsiasi forma di espressione.

Nel caso De Costes, queste decisioni contrarie alla giurisprudenza costante
(che rispetto agli altri media garantisce la prescrizione del reato) hanno
il vantaggio di permettere allo Stato e alle associazioni anti-razziste di
perseguirlo con azioni giudiziarie contro di lui.
Coloro che vogliono vedere censurato il suo sito e la sua opera in generale
e che erano contrariati dalla prescrizione che gli garantiva la libertà
d'espressione hanno ormai la via spianata.

Una condanna a carico di De Costes la si può ormai considerare ineluttabile.
(In effetti perché stravolgere il senso di una legge, se non per lo scopo di
darlo condannare?)
Costes rischia la pena della reclusione che può arrivare a due anni, una
ammenda che può arrivare fino a centinaia di migliaia di franchi, la messa
al bando di certe pagine del suo sito, o dell'intero sito, e...(il top!) un
periodo di messa alla prova di cinque anni durante la quale non avrà il
diritto di produrre opere simili a quelle condannate!!!
Costes in galera? Non e' più fantascienza.

Segue testo sentenza:

Arrêt du 15 décembre 1999
Cour d'Appel de Paris, 11eme chambre 

Jean-Louis Coste


(NOTE : Le chanteur Jean-Louis Costes, sujet de cette condamnation, n'a
aucun rapport avec son homonyme le restaurateur Jean-Louis Costes) 

Le texte du jugement du 15 decembre 1999 rendu par la
11eme chambre de la cour d'appel de Paris contre
Jean-Louis Costes. 

Il resulte de la procedure et des differentes depositions
que les textes vises dans la prevention sont toujours
accessibles au public sur le site que celui-ci a cree a
cette fin et ce, depuis 1996. Le jugement qui est
intervenu le 10 juillet 1997 a la suite de l'assignation qui
lui a ete delivree le 8 avril 1997 par l'uejf fait etat de ce
que Monsieur Costes a invoque pour sa defense, entre
autres moyens, le fait que les textes en cause avaient ete
publies sur le reseau internet le 14 septembre 1996 et
qu'en consequence, au casou ils seraient constitutufs
d'une infraction a la loi de 1881, ils ne sauraient faire
l'objet de poursuites penales, l'action publique etant
prescrite. 

L'application des dispositions de l'article 65 qui pose le
principe de trois mois a dater du premier jour de
publication au-dela duquel l'action publique est atteinte
fait l'objet d'une jurisprudence constante, s'agissant
d'ecrits ou d'images diffuses sur support papier ou
audiovisuel pour lesquels la determination du premier
jour de publication est aisee ne serait-ce que parce
qu'elle resulte du support lui-meme soit parce que le
moment de mise a disposition du public correspond a un
acte precis. 

Si la mise en oeuvre de ce principe est aisement
applicable a des messages perissables voir furtifs des
lors qu'ils ont fait l'objet d'une publication sur support
papier ou audiovisuel, il n'en va pas de meme lorsque le
message a ete publie par Internet qui constitue un mode
de communication dont les caracteristiques techniques
obligent a adapter les principes poses par la loi sur la
presse qui visent tout a la fois a proteger la liberte de
penser et d'expression et a en condamner les exces des
lors qu'ils portent atteinte a des valeurs consacrees par
ladite loi et le cas echeant a des interets particuliers ou
collectifs. 

Pour appliquer l'article 65, il est necessaire de
determiner la date de premiere mise a disposition du
public, le principe etant ainsi pose par le legislateur
qu'au dela du delai de trois mois, derogatoire du droit
penal commun, le ministere public et les parties civiles
n'ont plus vocation a declencher l'action publique
concernant des ecrits dont le trouble a l'ordre public
cense en etre resulte ou le prejudice cause a des tiers
devait etre considee comme eteint ou apaise. Dans une
telle hypothese, la publication resulte de la volonte
renouvelee de l'emetteur qui place le message sur un
site, choisit de l'y maintenir ou de l'en retirer comme bon
lui semble. L'acte de publication devient ainsi continu.
Cette situation d'infraction inscrite dans la duree est
d'ailleurs une notion de droit positif en droit penal ou
elle s'applique dans l'incrimination de plusieurs delits. 

Des lors, il y a lieu de considerer qu'en choisissant de
maintenir accessible sur son site les textes en cause aux
dates ou il a ete constate que ceux-ci y figuraient et en
l'espece le 10 juillet 1997, Jean-Louis Costes a procede
a une nouvelle publication ce jour la et s'est expose a ce
que le delai de prescription de trois mois coure a
nouveau a compter de cette date. Il y a donc lieu de
considerer que contrairement a l'appreciation des
premiers juges, c'est a une nouvelle mise a disposition
du public que s'est livre le prevenu en modifiant
l'adresse de son site et que c'est a compter du 10 juillet
1997, date du constat d'huissier fondant la prevention
que le delai de prescription de l'article 65 a couru. Le
premier acte de procedure ayant ete effectue; le 27
septembre, l'action publique n'est pas eteinte a cette
date.