Fonte:Punto Informatico del 7/3/2002 –
http://www.punto-informatico.it/ps.asp?i=39327&p=1

Open source e GPL

In un nuovo attacco alla licenza GPL e al free software, il CTO Microsoft ammette il suo odio viscerale per tutto ciò che sa di free. Ma non
nasconde il suo amore per l'open source
Mundie: l'open source passi, la GPL crepi
Shared è meglio di Open (pagina 2 di 2)

                Mundie ha ribadito che "Microsoft ama l'open source e non ha nessun problema con tale
                concetto". E la dimostrazione, secondo il boss dell'azienda, sarebbe data dalla continua
                espansione dell'iniziativa Shared Source, una strategia che vede il colosso di Redmond
                condividere i sorgenti di alcuni suoi prodotti con una cerchia selezionata di partner, clienti ed
istituti accademici. Fermo restando quell'inviolabile principio del big di Redmond che recita: "Guardare ma non
toccare".

Ma se per Microsoft questo basta e avanza per considerarsi "amica", o addirittura "amante", della filosofia open
source, per quella comunità di persone che si rifà a questo modello di sviluppo la Shared Source Initiative è solo
un tentativo maldestro di Microsoft per fronteggiare il crescere del software open source e di Linux in particolare.

Lo scorso anno Eryc Raymond, celebre guru della comunità open source, in risposta alle accuse che Ballmer
formulò contro la GPL, affermò che se si deve parlare di una licenza "virale", allora il dito va puntato sulla Shared
Source di Microsoft.

"Shared source - scriveva - è il virus definitivo. La GPL, che lascia il vostro cervello autonomo e non può infettare
il vostro codice finché voi non decidiate deliberatamente di incorporarvi codice GPL o link ad esso, è un innocente
simbionte in confronto. Essa realmente vi protegge, perché vi garantisce il diritto di ridistribuire e riusare il codice
che voi vedete. E così... Chi è "virale" adesso?".

Ma se davvero stanno così le cose Mundie e soci non sembrano assolutamente disponibili ad essere convinti da
queste argomentazioni, ed anzi ritengono che quella licenza che aggredisce il loro business somigli effettivamente
a un virus. Un virus che, a parere di Microsoft, potrebbe far ammalare l'intero mercato.

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n un nuovo attacco alla licenza GPL e al free software, il CTO Microsoft ammette il suo odio viscerale per tutto ciò che sa di free. Ma non
nasconde il suo amore per l'open source
Mundie: l'open source passi, la GPL crepi
Open è meglio di Free (pagina 1 di 2)

                07/03/02 - News - Sydney (Australia) - In una lunga intervista rilasciata di recente al quotidiano
                australiano The Australian, Craig Mundie, chief technical officer di Microsoft, si è nuovamente
                scagliato contro la licenza GPL definendola "priva di alcun valore".

Come si ricorderà, lo scorso anno la filosofia del free software fu duramente attaccata da un manipolo di dirigenti
del big di Redmond, fra cui Bill Gates, che etichettò la GPL come "un semplice mito"; Steve Ballmer, che definì
l'open source "comunista"; Doug Miller, che profetizzò la rapida morte di Linux; Jim Allchin, che dichiarò Linux
"anti americano"; ed infine lo stesso Mundie, che definì il free software "non competitivo".

Questa volta Mundie, a differenza di quanto spesso hanno fatto i portavoce di Microsoft, sembra aver posto
particolare attenzione nel ben discriminare fra "open source" e "GPL/free software", tanto da arrivare persino ad
ammettere di "amare l'open source".

Mundie ritiene che aziende come Red Hat e SuSE non potranno reggersi in piedi ancora a lungo se continueranno
"a regalare" il proprio software, e ha poi ribadito un concetto assai caro a Microsoft: "Solo vendendo il proprio
software è possibile ottenere il denaro necessario da reinvestire nella ricerca e sviluppo". Dunque, secondo
Mundie, solo i produttori di software commerciale avranno la capacità e le risorse per portare avanti l'innovazione
tecnologica in questo settore.

"Le aziende che stanno adottando lo schema di licenza GPL - ha spiegato Mundie - sono aziende che non hanno
un modello di business sostenibile, almeno non se si presentano come aziende di software".

Mundie ha poi affermato che la gente non ha compreso a pieno la differenza fra la filosofia della GPL, e dunque
del free software, e quella dell'open source.

"La comunità - ha detto Mundie - tende a considerarle alla stessa stregua, ma non c'è relazione fra i dimostrati
vantaggi del modello di sviluppo open source e quello che la fondazione del free software sta tentando di
realizzare con la GPL".

"La GPL - ha continuato il boss di Microsoft - è essenzialmente il tentativo di dar vita ad una comunità chiusa di
persone che sono vincolate alla condivisione dei sorgenti e alla distribuzione gratuita dei diritti: due fattori che
rendono impossibile far nascere un'attività commerciale attorno ad un prodotto software, a meno che non si tratti
di business tangenziali".

Mundie sembra dunque implicitamente considerare "business tangenziali", e dunque non direttamente connessi
alla vendita del software, quei servizi di supporto e consulenza che in genere costituiscono l'unica forma di introito
per le aziende che operano nel settore del free software.