Open source e P.A. - Intervista al Sen. Cortiana (Portazero)
Open Source, SuSE al Senato italiano - La risposta a Microsoft
Open Source, altra memoria al Senato
Ad analizzare punto su punto la memoria consegnata da Microsoft al Senato è il GNUG
Open source e P.A.
Intervista al Sen. Cortiana (Portazero)
Fonte: sito Giurdanella.it - http://www.giurdanella.it/mainf.php?id=6530&abc=file.html
Il Senatore Fiorello Cortiana è il presentatore del Disegno di Legge n. 1188 intitolato: "Norme in materia di pluralismo informatico, sulla adozione e la diffusione del software libero e sulla portabilità dei documenti informatici nella Pubblica Amministrazione"
Vista la rilevanza delle discussioni circa l'opportunità da parte della Pubblica Amministrazione di adottare software libero, Portazero ha intervistato il Sen. Cortiana.
L’intervista ripercorre le origini del fenomeno open source, i vantaggi
di questa scelta, il suo iter legislativo, il consenso avuto tra le forze
politiche ma soprattutto introduce un tesi interessante: come l’adozione
del software libero sia un’esigenza democratica.
L'INTERVISTA
Da dove nasce la sua sensibilità rispetto alle problematiche connesse all’informatica in generale e al software libero in particolare?
Da molto lontano. Ho sempre seguito con attenzione il problema della
comunicazione e della partecipazione attiva alla comunicazione. A mio giudizio
Internet e le reti civiche svolgono un ruolo importante nella ricostruzione
della polis, rispetto alle derive di tipo plebiscitario che interessano
anche il nostro Paese. A partire da questo sono arrivato al software libero,
attraverso un percorso basato sull’idea di come la conoscenza sia un bene
indisponibile al mercato.
In che cosa consiste la sua proposta di legge? Quali sono i principi che vuole introdurre?
La proposta di legge prevede come tutta la Pubblica Amministrazione,
compresa la scuola e l’università, adotti il software libero.
Diversi sono i vantaggi di questa scelta: il software libero è
più sicuro, permette di risparmiare denaro pubblico, ma soprattutto
consente un controllo diretto, attraverso il codice sorgente, dei dati.
Solo se c’è una giustificazione che regga rispetto a questi vantaggi,
si può adottare un altro tipo di sistema operativo o un altro tipo
di software.
Soffermiamoci su quest’aspetto, quali sono gli altri vantaggi che l’amministrazione dello Stato avrà dall’approvazione del suo disegno di legge? Il cittadino sarà più tutelato?
Per quanto riguarda la Pubblica Amministrazione, il sistema open source,
si è rivelato più sicuro rispetto alla gestione dei dati,
garantendo una maggiore protezione delle informazioni custodite dal pubblico
impiego. Il software libero fornisce, di conseguenza, una maggiore tutela
della privacy per il cittadino.
Si è rivelato più stabile, più flessibile e più
adattabile alle esigenze specifiche di chi lo utilizza.
Un altro aspetto importante è lo spostamento dell’investimento,
il quale passa dalla licenza, all’orientamento, alla consulenza, al supporto,
consentendo, peraltro, di poter sviluppare un know how specifico proprio
dei funzionari pubblici.
Dunque un volano per uno sviluppo tecnologico e culturale del Paese che parte dalla Pubblica Amministrazione e tocca la società civile?
Esattamente. Mi piace ricordare lo studio che fece a suo tempo il vice
presidente americano Al Gore, intitolato Reinventing Goverment. La tesi
è semplice: considerare la Pubblica Amministrazione, non come uno
strumento di scambio di consenso, o di peso rispetto ai costi pubblici,
ma come un motore per l’innovazione sia sul piano sociale che sul piano
prettamente economico.
Quali sono stati i consensi che ha raccolto tra i suoi colleghi?
Qual è invece la posizione del Governo nella persona del ministro
dell’Innovazione Lucio Stanca?
Ho avuto un consenso trasversale tra maggioranza ed opposizione. Ho
affiancato al disegno di legge la proposta di un intergruppo parlamentare
bicamerale, al quale hanno aderito circa 70 parlamentari di tutti gli schieramenti.Mi
sono incontrato col ministro Stanca che ho trovato sensibile a questa problematica,
credo quindi che esistano dei presupposti positivi.
Attualmente il vero problema è quello di informare il resto dei parlamentari dell’esistenza della proposta di legge e delle sue valenze democratiche.
L’esito di tutto questo sarà positivo, se esisterà, accanto
ad una sensibilità sociale intesa in termini di cultura dell’innovazione
tecnologica del software, un’altra sensibilità, legata, più
prosaicamente, alle convenienze di settori sociali che dal punto di vista
imprenditoriale lavorano in questo campo o sono utenti attivi del software
libero.
Non riesco ad essere ottimista o pessimista, ma se devo pensare rispetto
alla scorsa legislatura, vedo una sensibilità aumentata. Lo dicono
i numeri delle adesioni che prima vi ho dato.
Qual è l’iter parlamentare del disegno di legge? E’ stato assegnato in commissione?
Al momento è ancora al drafting. Stiamo apportando alcune modifiche.
Il disegno di legge è cresciuto grazie alle indicazioni fornite
da chi utilizza e sviluppa il software libero. Tra poco avremo il testo
definitivo.
A quel punto dovrò riuscire a concretizzare quell’ampio sostegno
ottenuto dalla proposta di legge, affinché il testo venga effettivamente
discusso in commissione.
Auspico che il consenso sia tale per ottenere la deliberante. (Commissione
deliberante: in questo caso i poteri dell’aula vengono attribuiti alla
commissione. Il lavoro in commissione sostituisce quello dell’aula. Il
testo, una volta approvato con la deliberante, passa direttamente all’altro
ramo del parlamento per l’approvazione finale. N.d.R.) In questo modo i
tempi tecnici per l’approvazione si riducono sensibilmente.
Prima parlava di come la Rete abbia contribuito a perfezionare il suo disegno di legge, a chi faceva riferimento in particolare?
Innanzitutto ai moltissimi Linux user group che mi hanno contattato,
ma anche a tante imprese piccole e grandi, anche multinazionali, che hanno
fatto scelte sull’open source.
Questo mondo imprenditoriale deve provare a vivere in una dimensione
pubblica, come esiste il mondo dei produttori di scarpe o di vino, deve
esistere anche un mondo legato a questo tipo di attività, capace
di fare lobbying pubbliche e trasparenti e di darsi una nuova soggettività
sociale ed economica.
Oltre alla Regione Toscana esistono altri esempi di Pubblica Amministrazione che hanno adottato il software libero? Non pensa che la diffusione dell’open source dipenda anche da un retroterra culturale tipicamente europeo?
Il comune di Firenze e il comune di Prato sono solo alcuni esempi delle molte amministrazioni pubbliche che si sono già sono relazionate col software libero. In Europa altrettanto, tra tutte le nazioni cito la Germania.
Sono d’accordo con lei. Il successo dell’open source dipende anche dal
retroterra culturale europeo.
Una cultura, quella del vecchio continente, legata al principio di
precauzione e di partecipazione.
Per le sue valenze democratiche e culturali, la questione sulla proprietà
della conoscenza, deve essere inserita nella discussione sulla Costituzione
Europea.
Il mondo dell’open source ha una propria dignità, con implicazioni
economiche, sociali, culturali e democratiche, delle quali la politica
deve farsi carico.
In sintesi la diffusione dell’open source in Europa è legata,
non solo a motivi economici, ma anche ad un retroterra culturale diverso
da quello americano. Il software libero è figlio del principio dell’indisponibilità
al mercato della conoscenza, principio con valenze democratiche di cui
l’Europa deve farsi carico.
L’Europa sta affrontando una crisi d’identità paurosa, dalla quale si esce soltanto con una nuova soggettività. Deve nascere un’Europa di campanili e nello stesso tempo un’Europa come continente dal punto di vista politico. Questa è la grande sfida che dobbiamo vincere. L’alternativa non sono le piccole patrie di Le Pen o di Haider. Prima ci disponiamo su questo piano, prima garantiamo un futuro più sostenibile.
La questione della proprietà della conoscenza è una questione cardine. Bill Gates, durante il processo alla Microsoft, ha chiesto leggi più severe per tutela della proprietà intellettuale. Egli però concepisce la proprietà intellettuale, non soltanto quella sul prodotto, ma anche sull’alfabeto che è servito per produrlo. A mio giudizio si deve distinguere nettamente il prodotto dall’alfabeto.
Per noi è grave pensare, attraverso il transgenico, di brevettare sequenze geniche. Altrettanto impensabile è permettere di brevettare segmenti di algoritmo. Mi pare che siano evidenti le analogie con chi vuole brevettare sequenze geniche.
E’ una questione di civiltà che ci differenzia profondamente dagli americani. L’Europa ha adottato il principio di precauzione, per gli americani vige il principio del rischio: finché non sia provato che una cosa fa male, questa viene utilizzata, invece in Europa si dice che finché non sia dimostrato che non fa male, questa non viene utilizzata.
Due approcci profondamente diversi, uno subordina alla tecnologia e
alla logica dell’economia la vita sociale, l’altra, quella Europea, attribuisce
l’adeguata dignità alla dimensione sociale del fenomeno.
Chi è il Senatore Cortiana al di fuori del suo ruolo istituzionale?
Sono un’ecologista. Mi sono dato alla politica nazionale, parlamentare
ed elettorale attraverso la creazione dei Verdi di cui sono uno dei fondatori.
Al di fuori del mio ruolo istituzionale cerco di essere un buon padre
e un buon marito. Ci tengo molto a questa sfera, ma so di essere assolutamente
inadeguato. Sono molto innamorato di mia moglie e del mio bambino che compierà
tra poco dieci anni.
Tempo permettendo pratico diverse attività motorie: nuoto, karatè
e yoga.
Altri aspetti che mi interessano sono legati allo studio delle culture
nella loro complessità.
Non credo ad un uomo ad un'unica dimensione, credo che si possa portare della ricchezza positiva qua nel Palazzo solo se si resta una persona viva anche al di fuori.
Credo infine che ci si debba sforzare di preservare quella natura inquieta
da cui siamo nati, cercando di essere, per quello che possiamo, non omologati,
per poter essere reincantati, ogni giorno, al di là di ogni disincanto.
[Intervista di R. Grementieri, giugno 2002, tratta da Portazero.info,
al link http://www.portazero.info/modules.php?name=Sections&sop=viewarticle&artid=33&page=1]
Open Source, SuSE al Senato italiano
La risposta a Microsoft
[Fonte: PuntoInformatico di 04/07/02 - News - Roma -]
Dopo la rivelazione da parte di Punto Informatico dei contenuti di una
memoria Microsoft consegnata al Senato italiano nella quale viene puntualizzata la visione
dell'azienda di Redmond sull'open source, il dibattito sul futuro tecnologico del paese è ora
inevitabilmente al centro delle attenzioni di tutti i soggetti interessati. Nelle scorse ore SuSE, uno dei
più importanti player del mondo Linux, ha presentato al Senato la propria "versione dei fatti".
Ecco la memoria di SuSE che l'azienda ha trasmesso ieri a Punto Informatico.
"Egregio Presidente Asciutti, Gentili Senatori.
Con il presente documento la SuSE Linux vuole comunicare la Sua posizione e le Sue riflessioni sulla tematica open
source-free software applicata all'informatica in uso nella Pubblica Amministrazione ma anche in qualsiasi casa dove
esista un personal computer.
In questa illustre sede, vorremmo quindi dare chiarimenti, e in alcuni casi correggere le spiegazioni date da altre
aziende già intervenute, su cosa sia "l'open source" il "free software", quali siano i suoi vantaggi e come con esso si
possa creare un benefico business.
Siamo profondamente d'accordo con l'azienda Microsoft nell'affermare che l'innovazione del software sia la forza
motrice per il progresso economico e per la creazione di nuovi modelli di business ma, sbigottiti, notiamo come la loro
idea di progresso economico vada a morire nella loro stessa concezione di software chiuso.
L'espressione "software libero" si riferisce alla libertà dell'utente di eseguire, copiare, distribuire, studiare, cambiare e
migliorare il software.
Più precisamente, esso si riferisce a quattro tipi di libertà per gli utenti del software:
- Libertà di eseguire il programma, per qualsiasi scopo (libertà 0).
- Libertà di studiare come funziona il programma e adattarlo alle proprie necessità (libertà 1). L'accesso al codice
sorgente ne è un prerequisito.
- Libertà di ridistribuire copie in modo da aiutare il prossimo (libertà 2).
- Libertà di migliorare il programma e distribuirne pubblicamente i miglioramenti, in modo tale che tutta la comunità ne
tragga beneficio (libertà 3). L'accesso al codice sorgente ne è un prerequisito.
"Software libero" non vuol dire "non-commerciale". Un programma libero deve essere disponibile per uso
commerciale, sviluppo commerciale e distribuzione commerciale. La SuSE Linux ne è l'esempio lampante, in quanto
oltre a finanziare personalmente lo sviluppo di Linux, crea una propria linea di prodotti dove però sono sempre
presenti i codici sorgenti di ogni programma.
Questo tuttavia non penalizza il business delle aziende in quanto, rispettando i vincoli posti dalle "licenze", è possibile
sviluppare prodotti commerciali sprovvisti della pubblicazione del codice sorgente. Esempi diffusi di questi prodotti
sono ad esempio, VMware, Kylix della Borland, o il famoso StarOffice della Sun, i cui codici non sono disponibili.
Open Source, SuSE al Senato italiano
L'accesso al codice sorgente rende più facile il loro miglioramento e li rende più sicuri da attacchi di
"crackers", in quanto se sussiste un baco esso viene visionato e risolto da un numero sempre
crescente di persone desiderose di apportare il loro contributo, ad esempio il "caso Apache",
risolto in quarantotto ore, a differenza di bachi di aziende proprietarie nelle quali il problema è stato
notificato e corretto solo dopo sei mesi circa.
Non a caso la grande caratteristica dei sistemi Linux è la grande affidabilità congiunta alla sua indiscussa superiorità in
fatto di sicurezza.
L'utilizzo dei sistemi Linux, come ogni cosa, richiede la sua conoscenza, che viene facilmente fornita con l'enorme
documentazione che viene pubblicata e aggiornata continuamente nel web e che è possibile trovare in ogni
distribuzione sotto forma di "howto". Inoltre, La SuSE in primis, ha creato strumenti che permettono la facile
configurazione dell'hardware e del software presente rendendolo veramente user-friendly anche ai meno esperti e
creando un prodotto in grado di gestire più sistemi contemporaneamente.
Non si può porre un freno alla colorita fantasia delle persone, e non è intenzione del mondo linux limitare la loro
creatività. Anzi, è proprio grazie a noi che sia la grande S.p.A. che la piccola azienda a conduzione familiare che organi
scientifici così come la piccola scuola, possono creare un software a loro misura e secondo le loro risorse.
Ovviamente in questo grande oceano di conoscenza, inventiva e originalità esistono sempre degli standard a cui tutti
fanno riferimento rendendo il loro lavoro e i loro prodotti sempre compatibili tra loro. Nato dal desiderio di uno
studente, ad oggi linux è presente in ogni organo scientifico-universitario e la sua diffusione casalinga è in continua e
costante crescita.
Ma l'interesse non si ferma a questo; le grandi aziende dell'IT (Information Technology), hanno iniziato a investire in
modo consistente su linux ed ora tutte hanno una ottima compatibilità con il sistema linux. SuSE in particolar modo, ha
lavorato duramente al fine di sviluppare e creare prodotti che non solo fossero compatibili ma potessero dare valore
aggiunto ai prodotti stessi e il risultato è stato impressionante: IBM, Intel, AMD, Oracle, HP, SAP e tante altre hanno
stretto collaborazioni con SuSE e il mondo linux.
Questa nuova ventata di libertà informatica ha portato alla creazione di un nuovo modello di business, subito preso in
considerazione non solo dalle grandi aziende produttrici di software ed hardware, ma anche da quelle piccole realtà
che sono tanto care a quella italiana; infatti assistiamo tutt'oggi alla creazioni ex novo di aziende di piccole dimensioni
che, sfruttando il know-how reperibile in internet oppure appoggiandosi a grandi realtà come SuSE, agiscono
capillarmente nella loro aree, creando così un nuovo mondo informatico realmente pulsante e ricco di innovazione.
Questo ha permesso inoltre, ad aziende che vedevano i loro profitti diminuire costantemente insieme alle loro capacità
legate ad un unico pensiero informatico, di dare nuova linfa vitale alla propria struttura rivalorizzando il proprio organico
con nuove competenze e creando a loro volta nuovo business.
Nascendo dal mondo universitario linux e SuSE in particolar modo, ha sempre posto attenzione alle richieste di un
mondo che vuole conoscere e creare, quindi sono innumerevoli le azioni rivolte verso le scuole e le università che non
si possono definire in pochi incontri o progetti, sia localmente grazie all'incommensurabile lavoro dei lug che ad ampio
raggio, come la distribuzione gratuita da parte di SuSE del proprio prodotto commerciale alle scuole italiane.
In ultima analisi, ma assolutamente non meno importante, pongo alla Vostra pregiata attenzione come oramai molte
strutture governative abbiamo adottato il nostro sistema operativo per il loro lavoro, sia come prodotto che grazie alla
Sua trasparenza assicura l'organo governativo e i cittadini stessi del Suo operato, sia come sistema operativo
caratterizzato dalla Sua alta affidabilità a livello di prestazioni e sicurezza.
Esempio in Europa, ne sono la Germania, la Francia, la Spagna, l'Inghilterra, la Finlandia, ma possiamo spostarci negli
altri continenti per poter trovare il nostro sistema linux presente nell'America del Sud e negli stessi Stati Uniti
d'America.
Porgo i miei più sentiti rispetti alla Commissione presente.
Gianluca Pallaro - Presales Consultant IT SuSE Linux (Italia) - Robert Loos - Amministratore Delegato SuSE Linux (Italia)"
Gli autori sono la Free Software Foundation Europe, l'Associazione Software Libero e Linux User Group di Roma, ascoltati dal Senato. Scuola,
licenze, ricerca al centro Open Source, altra memoria al Senato
Fonte Punto Informatico del 05/07/02 - News - Roma -
Quanto segue è una memoria presentata in questi giorni al Senato della Repubblica
dal Linux User Group di Roma assieme alla Free Software Foundation (FSF) Europe e all'Associazione Software
Libero. Anche in questo caso la memoria rappresenta una risposta alla memoria Microsoft, così come lo era il
documento presentato da SuSE Linux.
"Egregio Presidente e componenti della commissione, con il presente intervento la Free Software Foundation Europe, la Associazione Software Libero ed il Linux User
Group Roma vorrebbero brevemente sottolineare alcuni aspetti importanti relativi alla futura introduzione nel
curriculum scolastico dell'alfabetizzazione nelle tecnologie informatiche, con particolare riferimento
all'emendamento numero 1309 riguardo ai programmi per elaboratore "open source" o "liberi".
Premessa. Successivamente alla richiesta di audizione, gentilmente concessaci, sono state pubblicate, da parte del Ministro
per l'innovazione e le tecnologie, le "Linee guida del Governo per lo sviluppo della società dell'informazione" che
potrebbero far apparire superata la presente audizione, sicuramente meno autorevole, se non per il fatto che ci
consente di illustrare alcuni approfondimenti relativi all'ambito scolastico.
L'alfabetizzazione informatica in un contesto scolastico dovrebbe essere volta alla comprensione e al controllo
degli strumenti evitando per quanto possibile l'addestramento all'uso passivo degli stessi. Questa necessità è
specialmente importante nell'istruzione di base, nello svolgimento della quale il personale docente può operare in
piena libertà rispetto agli standard di fatto del mondo professionale, privilegiando gli aspetti pedagogici e
culturali.
In tal senso, ci preme far notare come l'utilizzo preferenziale di programmi liberi in tali contesti è sicuramente da
accogliere positivamente per tutta una serie di ragioni, alcune delle quali già accennate nel testo
dell'emendamento stesso, che ora andremo brevemente a presentare.
Autonomia didattica Uno dei problemi strettamente correlati alle scelte che il personale docente opera al momento della selezione
degli strumenti didattici è la creazione di una dipendenza diretta dagli stessi strumenti scelti. Tale dipendenza può
essere più o meno esplicita ma tuttavia esiste e non può essere trascurata, e coinvolge tanto l'aspetto diretto
della didattica quanto l'aspetto della cultura e delle conoscenze che vengono acquisite dagli studenti.
L'adozione di programmi liberi consente al personale docente di operare tale scelta in assoluta autonomia ovvero
senza dipendere da alcuna politica aziendale più o meno volubile, in quanto legata agli interessi puramente
economici delle aziende proprietarie di tali strumenti.
In questo modo la scuola e i docenti in generale non sono più vincolati ad un fornitore unico e possono scegliere
liberamente sia il fornitore del software che le diverse soluzioni software, a seconda delle esigenze didattiche
(indipendentemente da qualsiasi presunta obsolescenza anche quando rimangono valide didatticamente secondo
il giudizio dei docenti). Questa libertà di scelta, oltre a rispettare l'autonomia della scuola, è altresì incentivante di
economie locali (distribuzioni, manutenzione, personalizzazioni, supporto, ecc.), come vedremo in seguito.
Ad analizzare punto su punto la memoria consegnata da Microsoft al Senato è il GNUG (Gnug's not a User Group). L'obiettivo è smontare le tesi
proprietarie Open source, nuova risposta sul caso MS Prima parte
Fonte PuntoInformatico del 08/07/02 - News - Roma -
Pubblichiamo di seguito la risposta che il GNUG (Gnug's not a User Group) ha preparato
dopo la consegna della memoria Microsoft al Senato italiano sull'open source. Una memoria che ha scaldato gli animi
nel mondo del free software e che ha già visto rispondere alcuni protagonistidel settore, tra cui l'azienda SuSE Linux
Riportiamo qui di seguito la risposta integrale preparata dal GNUG.
"Il Gnug risponde al documento presentato dalla Microsoft ad una audizione al Senato della Repubblica della
Commissione sulla Pubblica Istruzione nell'ambito della discussione sul decreto legge Moratti
redatto da: Alessio Cecchin, Oscar Lazzarino, Andrea Negro, Erich Roncarolo, Silvano Sartore e Natale Titotto.
Questo documento costituisce una risposta del mondo Open Source italiano, nella fattispecie del GNUG di Torino, alla
lettera al Senato in cui Microsoft S.p.a. scoraggia l'adozione del Software Libero nella Pubblica Amministrazione.
Abbiamo cercato, per quanto ci è stato possibile, di mantenere una certa obiettività in modo da offrire, per una volta,
un punto di vista non condizionato dagli interessi privati e neppure da ideologie o crociate personali, suffragando le
nostre argomentazioni con documentazione ed esempi facilmente verificabili. Riportiamo, punto per punto, la lettera
originale tralasciando la premessa iniziale e soprattutto l'offerta commerciale allegata al fondo la cui presenza,
all'interno di un documento di questo tipo, ci sembra, tra l'altro, fuori luogo.
L'innovazione del software è una forza motrice per il progresso economico, sociale e tecnologico. Permettere la
competizione, sulla base dei propri meriti, tra lo sviluppo di software molteplici, di business e modelli soggetti a
licenza costituisce sicuramente il modo migliore per promuovere l'innovazione del software e per assicurare ai
clienti - privati e pubblici - un'ampia scelta nelle decisioni di acquisto del software.
L'affermazione di Microsoft sulla presunta migliore trasparenza, innovazione e concorrenzialità di modelli basati sulle
licenze non è affatto dimostrata.
Tale tesi risulta, oltre tutto, opinabile in quanto nel giro di meno di 10 anni il Free Software (FS) ha portato lo sviluppo in
tutto il mondo di svariate centinaia di aziende, piccole e grandi. Molte di esse oggi non esistono più, proprio perché,
come afferma MS, non sono state in grado di competere con le altre secondo le leggi del libero mercato; che tale
concorrenza si concretizzasse in aziende tradizionali (produttrici di Software proprietario) o in aziende che adottano in
tutto o in parte il modello Open Source (OS) è assolutamente ininfluente.
Analizzando questi risultati si potrebbe facilmente provare che un tale numero di aziende, piccole e grandi, non
avrebbe mai potuto nascere e crescere se intruppato in un'unica realtà informatica egemonizzata dal monopolio MS.
Ultimamente sono emerse preoccupazioni sul fatto che in campo politico, attraverso indirizzi governativi di
acquisto, finanziamenti alla ricerca o politiche standard, si possa cercare di favorire lo sviluppo di un modello di
software piuttosto di un altro. Incoraggiamo il Parlamento ed i Governo a tener conto di quattro principi neutrali di
cui si fa portavoce Microsoft insieme ad altre aziende e associazioni industriali che riconoscono nel software
proprietario il motore dell'economia digitale futura.
Acquistare il software in base alla propria funzionalità e non a preferenze di categoria. Tutti i prodotti software
presentano costi e benefici. Le entità pubbliche così come quelle private, dovrebbero acquistare il software che
soddisfa le proprie necessità nel modo migliore evitando ogni preferenza categorica per il software open source, o
proprietario, o per altri modelli di sviluppo del software. I governi sono serviti al meglio quando scelgono il
software da usare tra una vasta gamma di prodotti in base a considerazioni circa il valore, il costo effettivo del
prodotto (consulenza, assistenza, manualistica etc...), le caratteristiche, le prestazioni e la sicurezza. I governi
dovrebbero far sì che il mercato continui ad incoraggiare l'innovazione nello sviluppo del software evitando di
intervenire e indicando preferenze o requisiti di acquisto che potrebbero discriminare un modello in favore di un
altro. La neutralità e la libera scelta dovrebbero essere i principi guida.
Il fatto che un appalto - pubblico o privato - vincoli le aziende che vi partecipino ad usare una categoria di prodotti
anziché un'altra non può che essere giudicata vessatoria. Tuttavia esistono problematiche relative alla trasparenza ed
alla verificabilità del software (presenza di codice indesiderato quale spyware, backdoors...) che soltanto il rilascio dei
sorgenti, originali e completi, può risolvere con sufficiente efficacia.
In quest'ottica, quindi, è da appurare se la richiesta, in una gara di appalto, di acquisire i sorgenti dei Software installati
sia discriminante nei confronti delle aziende partecipanti oppure garantisca una specifica caratteristica della fornitura.
Le aziende che vi partecipano sarebbero quindi libere di allinearsi a tali specifiche o rinunciare alla gara. In caso
contrario il rapporto non potrebbe comunque essere univoco, ma dovrebbe mettere sullo stesso piano i due modelli di
sviluppo: proprietario e OS.
Non sarebbe invece accettabile una specifica che imponga l'uso di software proprietario: come si potrebbe
giustificare la necessità che i sorgenti dei programmi acquisiti non vengano mai resi pubblici dall'azienda fornitrice?
Poniamo in evidenza, inoltre, che l'introduzione di Software OS nella Pubblica Amministrazione (PA) non significa che
gli attuali prodotti vengano completamente abbandonati o che cessino completamente gli acquisti di applicativi
proprietari.
Stiamo parlando di favorire l'introduzione di prodotti OS, non il loro uso esclusivo. In quest'ottica le preoccupazioni di
MS risultano prive di fondamento alcuno.
Promuovere l'ampia disponibilità di ricerche finanziate dalle autorità. Per molti anni, le autorità hanno dato
importanti contributi alla tecnologia finanziando la ricerca per il software di base. Quando i fondi pubblici vengono
utilizzati a supporto della ricerca e sviluppo del software, le innovazioni che ne derivano dovrebbero essere
concesse in licenza in modo da tener conto del desiderio sia di condividere ampiamente questi progressi sia di
applicare tali progressi ai prodotti commerciali grazie alla protezione della proprietà intellettuale che ne deriva. La
diffusione dei risultati in modo così ampio contribuisce al ciclo dell'innovazione nel quale il finanziamento
pubblico per la ricerca di base incrementa il bagaglio di conoscenze a disposizione del pubblico e nel contempo
stimola i miglioramenti nei prodotti commerciali. Questi prodotti creano in cambio posti di lavoro, profitti ed entrate
fiscali necessari a finanziare ulteriori ricerche.
Questo ragionamento distorto e spesso contraddittorio favorisce un approccio sbagliato sia a ciò che deve
rappresentare la ricerca pubblica e universitaria, sia al concetto di concorrenza auspicabile da un governo
competente. Un tipo di concorrenza, cioè, che lascia spazio a tutte le parti in causa, con i loro pregi ed i loro difetti. La
necessità di vigilare contro i monopoli di fatto si concretizza, anche in Italia, con gli enti anti-trust. MS oggi rappresenta
l'esatto contrario di questo regime di concorrenza e propone la chiusura anche sulla ricerca pubblica della quale
risulterebbe tra le poche a poterne effettivamente beneficiare.
Noi pensiamo che quando i fondi pubblici vengono utilizzati a supporto della ricerca e sviluppo del software, le
innovazioni che ne derivano dovrebbero essere concesse a tutta la popolazione, non alle sole imprese private che ne
acquistano i diritti. Se queste conoscenze fossero totalmente libere (non soggette neppure ai vincoli della licenza GPL
che sta alla base del OS), esse potrebbero indifferentemente essere applicate sia a prodotti proprietari "chiusi" che a
prodotti OS.
Possiamo citare, a tale proposito, il rilascio da parte dell'NSA (National Security Agency) del cosiddetto pacchetto
"Linux SE" per aumentare la sicurezza delle distribuzioni GNU/Linux: sicuramente il prodotto di punta dell'OS. La
strada scelta dall'NSA rivela prima di tutto l'interesse che GNU/Linux riscuote presso un ente che in cui la sicurezza
viene considerata un requisito fondamentale, ma rivela anche la volontà di rendere disponibile il loro lavoro a tutti
coloro che ne potrebbero trarre giovamento. Il rilascio di un pacchetto come questo sarebbe stato impossibile per
qualunque sistema proprietario. Infatti, nel caso di MS Windows 2000, l'NSA si è limitata ad una serie di
raccomandazioni.
Promuovere l'interoperabilità attraverso standard di piattaforme neutrali. Stabilire spontaneamente standard
industriali è il modo più efficace per sviluppare piattaforme neutrali e di dialogo aperto non solo nella Pubblica
Amministrazione ma presso il grande pubblico, oltre a standard basati sul mercato. Quando questi standard sono
aperti e disponibili per tutti essi aiutano gli sviluppatori a creare prodotti che possano interagire tra di loro. È
importante che le autorità politiche riconoscano che questi standard aperti - disponibili per ogni sviluppatore del
software - non sono sinonimo di, e quindi non richiedono, necessariamente software open source per essere
utilizzati. Gli sviluppatori del software commerciale che intendono proteggere la creatività e l'originalità del proprio
codice sorgente danno spesso un contributo alla tecnologia e alla proprietà intellettuale necessaria per sviluppare
nuovi standard. Le politiche governative sugli standard del software non dovrebbero discriminare pertanto lo
sviluppo di un particolare modello di software ai danni di un altro.
Il concetto di standard aperto richiede la distinzione accademica tra "standard reale" e "standard di fatto".
Uno "standard di fatto" è rappresentato da un sistema adottato e riconosciuto da parte dell'utenza e degli addetti ai
lavori. Un esempio di questo tipo di standard è rappresentato dai formati doc e xls rispettivamente creati ed adottati da
MS Word e MS Excel all'interno della suite MS Office. Questi formati, tuttavia, sono anche formati proprietari e, per
quanto sia consueta abitudine non solo da parte delle aziende ma anche della Pubblica Amministrazione rilasciare e
scambiare documenti di ogni genere in questi formati, le loro specifiche vengono, da MS, modificate lievemente da
una versione all'altra dei già citati prodotti che li adottano rendendo i vecchi programmi incapaci di leggere i nuovi file.
Questo obbliga gli utenti, in una spirale senza vie di uscita, ad aggiornare il loro parco Software per poter accedere
alle informazioni provenienti dall'esterno. Inoltre è capitato spesso che si venissero a creare seri problemi di
compatibilità verso il passato da parte dei nuovi strumenti, in altri casi è risultato impossibile aprire file in vecchi formati
di applicativi non di punta (per esempio i file di alcune vecchie versioni di MS Works) con una conseguente perdita
delle informazioni rese inaccessibili ed un relativo danno economico.
MS non ha mai rilasciato le specifiche di questi formati obbligando gli sviluppatori ad eseguire snervanti opere di
reverse-engineering, pratica illegale in molti paesi del mondo, per accedere al contenuto di questi file attraverso
strumenti che non siano i suddetti.
Il reverse-engineering, fino ad oggi, è risultato sempre necessario dopo ogni nuovo rilascio di una nuova "major
release" (versione con modifiche sostanziali) di questi software. In questi casi, quindi, lo standard di fatto ha ben poco
di "aperto" e beneficia unicamente dell'ampio bacino di utenza fidelizzato con questi sistemi perlomeno biasimabili.
Al contrario uno standard reale consente, dietro solide specifiche pubbliche e tutelate, di ottenere un formato
veramente universale per le proprie informazioni: alcuni esempi sono il linguaggio HTML, usato principalmente per la
creazione di pagine Web attraverso l'unione di informazioni con grafica e layout, il linguaggio XML, in grado di
rappresentare ed organizzare qualunque tipo di informazione, e molti altri: buona parte dei quali adottati e promossi da
prodotti OS. Uno standard reale non impedisce lo sviluppo di nuove funzionalità ma garantisce la compatibilità con il
passato: rendendo sempre accessibili e visualizzabili tutti quei documenti che adottano in tutto o in parte la vecchia
versione dello standard (un documento di testo, per esempio, sarà pur sempre un documento di testo!).
Mantenere la scelta di una forte tutela della proprietà intellettuale. Le autorità politiche non dovrebbero
discriminare tra gli sviluppatori che scelgono di concedere i propri diritti di proprietà intellettuale in termini
commerciali e sviluppatori che decidono di non ricevere un corrispettivo economico diretto del lavoro creativo
svolto. Gli sviluppatori del software commerciale e di quello basato sulle community fanno affidamento entrambi
sui diritti di proprietà intellettuale. Permettere ai detentori dei diritti di offrire una gamma di licenze relative alla
proprietà intellettuale promuove la scelta e ulteriori innovazioni.
Le autorità politiche non dovrebbero, tuttavia, neppure discriminare coloro che scelgono di adottare la filosofia dell'OS.
Infatti un appalto pubblico per l'acquisto, ad esempio, di un certo numero di automobili non potrà discriminare una
marca rispetto ad un'altra.
Ricordiamo che la nascita della Free Software Foundation (FSF) ebbe origine proprio dalla volontà del suo fondatore,
Richard Stallman, di promuovere il libero scambio del codice e delle informazioni negli istituti di ricerca pubblici
proprio al fine di favorire ulteriori innovazioni! Questo tipo di approccio, per quanto in un primo momento potesse
sembrare utopico, ha oggi dimostrato in più di una occasione la sua validità: il movimento OS e la sua continua
crescita ne è una prova. Questo è un tema che affronteremo ancora in questo documento.
Nella specifica applicazione di programmi open nelle scuole italiane è importante che lo studente come il
docente possano usufruire di un sistema operativo ed applicazioni familiari, di facile utilizzo e che possono
ritrovare all'interno delle proprie abitazioni. Ad oggi open source non ha alcuna diffusione nelle case per elevate
specifiche tecniche, che non consentirebbero ad un consumatore digiuno di informatica applicata di installarlo sul
proprio PC di casa. Crediamo che l'uniformità di linguaggio e di interfaccia faciliti l'apprendimento e dia continuità
al lavoro intrapreso nelle ore scolastiche per essere replicato e fonte di esercizio al rientro nelle abitazioni.
Per prima cosa è necessario notare che spesso l'utente medio è altrettanto incapace di installare un sistema operativo
MS. Capita, anzi, che anche l'installazione di un applicativo complesso e modulare, come la già citata suite di MS
Office, spinga gli utenti meno sicuri a chiedere perlomeno un parere ad una persona "di fiducia" reputata più esperta.
Questo avviene nonostante entrambe queste procedure di installazione siano state rese il più possibile semplici ed
immediate da parte di MS.
È necessario inoltre porre l'attenzione al fatto che MS Office, sistema di Office Automation usato per utilizzi basilari
quali scrivere lettere, curriculum ed altri documenti di testo; fogli o tabelle di calcolo matematico e gestionale,
presentazioni su slide ecc, ha un costo che si aggira sui 900 Euro. Seppure questa cifra possa risultare mitigata da
offerte promozionali dirette alle scuole, agli insegnanti ed agli studenti, i costi del software risultano comunque
inaccessibili soprattutto da parte di questi ultimi e di molti docenti. Obbligare l'adozione di questi prodotti con una
politica di istruzione "monomarca" equivale a spingere queste classi sociali verso la pirateria informatica, aggravata dal
fatto che le istituzioni stesse ne sarebbero responsabili. L'Open Source, e noi con esso, non spinge in questa
direzione: le aziende hanno il diritto, se vogliono, di far pagare i prodotti da esse sviluppati con un sistema di licenze,
le leggi che le tutelano esistono e vanno rispettate. È importante, quindi, che sia chiaro il fatto che adottare in ambito
scolastico prodotti OS spinge nella direzione contraria: rendendo inutile e superflua la pratica illegale della pirateria
informatica.
Per maggiore chiarezza riteniamo utile dare alcuni chiarimenti su cosa si intenda per programmi open source e
quali siano i punti di forza e di debolezza di tale sistema.
Con il termine open source si identificano software e licenze che permettono al cliente di accedere, studiare,
modificare, migliorare e trasferire i codici sorgenti del prodotto. Questi, però, non sono di pubblico dominio, per cui
l'accesso ad essi è soggetto a licenza (GPL, General Public License). La GPL è una licenza che vincola l'autore a
sottoscrivere la disponibilità gratuita sotto determinati vincoli, che vietano lo sfruttamento commerciale di tutti
coloro che apporteranno le successive modifiche.
Queste affermazioni sono infondate.
Esistono e prosperano o sopravvivono, secondo le canoniche leggi di mercato, aziende che, oltre a distribuire
Software OS, offrono "servizi a valore aggiunto" a pagamento quali assistenza, consulenza, formazione, installazione
ecc. È di enorme interesse, tra l'altro, il fatto che, in un mercato tecnologico egemonizzato dai colossi statunitensi,
molte di queste aziende siano europee (per es. Mandrake e SuSE). La licenza GPL impone, in questo contesto,
unicamente il vincolo che un prodotto sviluppato partendo dal codice di una altro prodotto GPL rispetti anch'esso la
medesima licenza. Esistono poi aspetti della licenza GPL che impongono il riconoscimento della paternità originaria e
naturalmente il rilascio del codice. La filosofia OS, inoltre, non si limita alla sola licenza GPL ma anche, ad esempio,
alle meno restrittive LGPL e BSD, di quest'ultima, tra l'altro, MS stessa ha più volte riconosciuto la validità in quanto si
avvicina maggiormente al suo modello Shared Source.
Punti di forza - una caratteristica comune a tutti i prodotti Open Source è la possibilità di avere accesso ai codici
sorgenti. Permettendo a chiunque di visualizzarli, e in alcuni casi di modificarli, l' Open Source dà benefici unici
rispetto al software commerciale in quanto l'accesso ai codici sorgenti: * permette agli sviluppatori di migliorare il
software e di eliminarne i difetti; * insieme alla limitata protezione della proprietà intellettuale comporta un minor
costo di acquisizione; * può portare a maggiori livelli di trasparenza del prodotto; * crea una realtà interattiva di
scambio competente e conoscenze.
Come MS stessa fa notare tutti questi aspetti risultano difficili se non impossibili da applicare al Software proprietario.
Punti di debolezza - sono tipici dei prodotti Open Source:
il mito del software gratuito trascura il fatto che i servizi correlati - installazione, manutenzione, manualistica e
supporto tecnico - possono essere costosi. Di conseguenza il costo totale può rivelarsi elevato anche se il
software stesso è economico. Non è un caso che le società che erogano servizi a pagamento di assistenza ed
installazione di programmi open abbiano un proprio fatturato consistente e si pongano sul mercato come una
qualsiasi società di business;
Qui si parte da una visione distorta del mondo OS abbastanza comune. Prima di tutto va detto che con Free Software
non si intende Software gratuito bensì Software Libero: libero di essere copiato, modificato, distribuito. Le aziende
che costruiscono il proprio business su questo concetto sono pienamente in regola con la licenza GPL (o qualunque
altra pertinente all'OS) dei prodotti che sviluppano e distribuiscono. Facciamo inoltre notare che MS è qui in pesante
contraddizione con le proprie precedenti affermazioni che vedevano impossibile un uso commerciale dell'OS.
Esiste uno studio comparato del Total Cost of Ownership per singolo PC fatto usando come modello una piccola
azienda italiana che dimostra che il TCO annuo di un computer con Microsoft è del 34% più alto di uno con Linux.
D'altronde, anche l'esperienza diretta sul campo di alcuni di noi conferma questo dato. Fare assistenza su sistemi
Microsoft è più oneroso di circa un 50%, nel migliore dei casi, rispetto a sistemi Debian equivalenti.
l'accesso ai codici sorgenti rende più facile il loro miglioramento ma li rende anche più vulnerabili agli attacchi
degli hackers. Risolvere i problemi inerenti alla sicurezza del software Open Source può essere molto difficile
dato che non è stata un'unica entità a sviluppare il programma;
La diatriba tra coloro che vedono una maggior sicurezza nella riservatezza del codice e coloro che preferiscono un
codice più trasparente possibile è annosa ed, in realtà, fine a se stessa. Molto spesso i sostenitori della riservatezza a
tutti i costi hanno interessi personali nel sostenere questa ipotesi.
La nostra visione dell'argomento si basa sull'osservazione di ciò che, di fatto avviene nel mondo reale. Come una
serratura non è sicura in virtù della segretezza del suo funzionamento, ma in virtù della difficoltà di aprirla con una
chiave falsa, così per il software la segretezza non dà sicurezza. Questo concetto è ben riassunto nelle parole del
professore Angelo Raffaele Meo del Politecnico di Torino: "Chiavistello pubblico, chiave privata!".
Oggi gli addetti ai lavori in campo informatico sono ormai abituati e un po' rassegnati alle ondate di virus via e-mail che
colpiscono con frequenza impressionante le macchine MS Windows soprattutto se usano MS Outlook nelle sue
diverse versioni come lettore di posta elettronica. Ciò non è oggi riscontrabile, invece, con nessun altro prodotto non
necessariamente OS.
Nel campo dell'hacking la frequenza degli attacchi portati a termine con successo verso architetture MS è molto più
elevata di qualsiasi altra ma è necessario fare alcune considerazioni:
- MS giustifica questo fatto, solitamente, con la legge dei grandi numeri: le macchine con i loro sistemi operativi e i loro
programmi in Rete sono in netta maggioranza. Gli attacchi hacker, tuttavia, sono quasi sempre diretti ad architetture
server e non ai client dei semplici utenti; qui le proporzioni tendono ad essere sostanzialmente ridimensionate. Inoltre
un gran numero di aziende 'in vistà, e quindi più appetibili ad attacchi hacker, usano sistemi diversi sia da quelli OS che
da quelli MS (solitamente architetture Unix proprietarie quali Sun Solaris, SCO o HP-UX) le quali tendenzialmente,
grazie anche ad una certa abitudine da parte del loro tema sistemistico ad eventi di questo tipo, reggono bene a
questo tipo di attacchi. Un altro fattore importante è la possibilità, da parte degli hacker di attaccare un'architettura non
tanto attraverso il sistema operativo quanto di un particolare servizio che vi gira. Se questo servizio è il Web Server,
grazie ad Apache le proporzioni si capovolgono a netto vantaggio dell'OS. Apache può essere installato su GNU/Linux
come su altri sistemi proprietari Unix, Macintosh o MS.
- È in atto una sorta di crociata degli ambienti hacker contro i prodotti MS. Bisogna, però, considerare che molti di
questi attacchi vengono portati avanti da cosiddetti "script kiddies" cioè dal gradino più basso delle competenze
hacker: costoro si limitano ad usare programmi di intrusione scaricabili da Internet già sviluppati da altri che sfruttano
vulnerabilità note. In questo caso è interessante notare che per questa categoria di hacker è molto più semplice
attaccare con successo sistemi MS che qualunque altro. In questo caso, almeno in parte, il 'merito' è proprio nella
tanto decantata uniformità di programmi e sistemi operativi proprietari diffusi nel mondo.
- La fama, giusta o sbagliata non è importante, della maggiore sicurezza dei sistemi Unix e Unix-like (quali GNU/Linux)
dovrebbe essere considerata una sfida per gli hacker, invece - tendenzialmente - gli attacchi verso architetture MS
risultano più frequenti.
- Negli attacchi hacker il fattore umano è fondamentale. La qualificazione del personale che amministra i server risulta
ben più importante dell'architettura adottata. L'amministratore di sistemi improvvisato o poco esperto tenderà ad usare
il sistema operativo che conosce meglio ignorando o non sapendo come implementare alcune accortezze per
migliorarne la sicurezza.
Preferiamo a questo punto lasciare al lettore le considerazioni su questi punti.
La trasparenza è un elemento fondamentale per la gestione della sicurezza. Come può esserci certezza della propria
sicurezza se non si è a conoscenza del come essa viene realizzata? Che valore ha una certificazione emessa dal
produttore del software senza che nessuno al di fuori del produttore stesso
possa verificarla? Un sistema basato su una tecnologia pubblica può essere studiato, sottoposto a prove, da parte di chiunque, istituzioni scientifiche
comprese. E può essere migliorato attraverso un confronto pubblico che non nasconda ad alcuno i punti deboli del
sistema in questione. Rendere pubblica la tecnologia su cui si basa una serratura non vuol dire rendere pubblica la
chiave che serve per aprirla.
l'elevata dipendenza dalle competenze tecnico informatiche richieste da chi installa programmi open source, fa
pensare sempre di più ad un processo di involuzione tecnologica, le cui competenze sono sempre più accentrate
nelle mani di pochi esperti;
Molte delle tecnologie OS sono molto giovani, nonostante questo molte società distributrici di prodotti OS (Mandrake,
SuSE e RedHat in testa) rilasciano ormai da tempo delle versioni facili quanto quelle MS e ben documentate dei loro
programmi di installazione. È poi importante precisare che per quanto risulti abbastanza facile installare un sistema
operativo MS "da casa" (per la categoria di prodotti Server e per le Workstation professionali, serie NT, il discorso è
ben diverso), sono relativamente pochi gli utenti medi che l'hanno mai affrontata. Questo è almeno parzialmente vero
anche per molti prodotti di Office Automation. Negli uffici esistono spesso dei tecnici preposti esclusivamente a
questo tipo di installazioni. L'accentramento delle competenze ha inoltre una corrispondenza anche con il modello
proprietario: qui sono gli sviluppatori originari e soltanto loro che possono effettuare determinate operazioni. Il resto
della comunità di utenti e tecnici si deve affidare al sistema di distribuzione e supporto ed effettuare una serie di
operazioni (quale l'installazione dei Service Pack) sulla fiducia.
la possibilità di modificare i codici sorgenti comporta che possano esistere diverse versioni di uno stesso
programma. Gli sviluppatori potrebbero trovarsi in disaccordo tra loro e seguire strade diverse, i fornitori
potrebbero voler differenziarsi dagli altri. Risultato: le diverse versioni dello stesso prodotto potrebbero essere tra
loro incompatibili; Il software Open Source ha uno sviluppo incerto poiché non è supportato da alcuna azienda
produttrice. Non ci sono garanzie che in futuro vengano fatti investimenti per migliorarne le applicazioni. In
pratica, una percentuale significativa di software "muore" lasciando una tecnologia obsoleta che non può
interamente sostituirli.
Tranne casi eccezionali un Software - qualunque licenza adotti - muore quando la tecnologia che supporta è obsoleta.
MS stessa ha ormai da più di un anno smesso di rilasciare Patch (programmi che correggono specifici errori in un
Software) per Windows NT 4.0 che, fino alla fine del 1999, rappresentava il proprio prodotto di punta per il mercato
Server e Workstation professionali.
Tra i casi eccezionali in cui un Software muore senza che la nuova tecnologia sia supportata vi è il fallimento o
l'acquisizione della società che lo produceva. Nel caso di Software proprietario questo prodotto può venire acquistato
da una terza azienda, inglobato nei propri Software dalla società acquirente o perdersi per sempre. Nel caso dell'OS
se la comunità di utenti ritiene valido quel prodotto può nascere un nuovo team che ne porta avanti lo sviluppo. È il
caso di Nautilus, sviluppato inizialmente da Eazel. In caso di particolari prodotti, inoltre, la divisione del progetto
(forking) è stata auspicata e guidata in modo da godere, in una fase successiva, degli sviluppi, economici e
tecnologici, di entrambi i rami: è il caso di Netscape/Mozilla o StarOffice/OpenOffice.
I timori segnalati da MS sul forking dovuto a disaccordi interni non hanno mai, fino ad oggi, registrato casi degni di nota
che abbiano portato ad incompatibilità così clamorose.
Potrebbero, potrebbero, potrebbero... In realtà si può dimostrare che è sicuramente vero l'opposto. Se si analizza la
storia dei software liberi di successo, si scopre che non solo non è successo quello che potrebbe succedere
secondo MS, ma ci accorgiamo che viene mantenuta addirittura la compatibilità attraverso piattaforme hardware
diverse, cosa che con il software proprietario non è quasi mai possibile, salvo rarissime eccezioni. Il software libero
garantisce un ampio grado di libertà a chi ne viene in possesso. Egli manterrà sempre la libertà di rivolgersi a chiunque
desideri per ricevere supporto e assistenza. E chi gliela dovesse fornire, avrà accesso a tutta la documentazione
possibile, sorgenti compresi, senza che nulla venga deliberatamente nascosto per tutelare chissà quali segreti.
Inoltre, come abbiamo già fatto notare, proprio diverse versioni di più di un prodotto MS risultano incompatibili tra di
loro; questo mostra come proprio nel caso di sviluppo accentrato si verifichino i timori che MS attribuisce allo sviluppo
OS.
Aree di dibattito - cinque sono i punti fondamentali su cui verte la discussione tra modelli commerciali, cosidddetti
proprietari ed Open Source:
DIFFUSIONE. Diversamente dai sistemi operativi ed applicazioni proprietarie, i sistemi open source non hanno
alcuna diffusione nelle case e nei PC in genere. Lo sviluppo asimmetrico di un prodotto verso un altro dovrebbe
coincidere con le competenze di tutti favorendo linearità con quanto già esiste sul mercato. Questo vale
maggiormente quando parliamo di E-Government che dovrà favorire lo scambio e il dialogo fra il cittadino e la
Pubblica Amministrazione. La Pubblica Amministrazione, crediamo quindi debba fare leva su sistemi ad oggi più
diffusi in modo tale da non dover colmare un gap di alfabetizzazione che comporterebbe tempo e costi ulteriori
con conseguenti difficoltà gestionali.
Normalmente statistiche di questo tipo di basano sul fatto che di solito un Personal Computer (PC) viene venduto con
il sistema operativo (regolarmente MS) in "Bundle", cioè preinstallato. L'utente si trova a non avere scelta e paga per
un Software che potrebbe anche non volere e del quale è molto difficile farsi rifondere la spesa attraverso una lunga
trafila burocratica. Spesso addirittura l'utente poco smaliziato potrebbe pensare che il sistema operativo è gratuito sul
PC che ha appena comprato. In questo contesto la vendita di un PC con sistema operativo preinstallato potrebbe
essere una violazione delle leggi anti-trust a seconda dei diversi paesi del mondo.
L'adozione da parte di una azienda, come standard interno, di documenti in formato proprietario (doc, xls, ppt ma
anche psp per le immagini o wma per l'audio) può essere biasimabile ma
legittima. Una Pubblica Amministrazione (PA) che adotta i medesimi standard limita la fruibilità di questi documenti da parte di moltissimi cittadini: non soltanto
coloro che vogliono adottare Software OS, ma anche coloro che si appoggiano a sistemi Unix proprietari (SCO,
Solaris, HP-UX) e coloro che usano computer e sistemi operativi proprietari diversi da quelli MS (Macintosh, Silicon
Graphics, AS/400) e coloro che, pur adottando un sistema MS Windows, non possiedono la licenza e quindi non
hanno installato, per esempio, la suite di MS Office. Sull'argomento consigliamo la lettura delle risposta ad una lettera
simile a questa da parte del parlamentare peruviano Edgar David Villanueva Nuñez.
COSTI TOTALI. Open Source non significa free, ma al contrario tale sistema ha dei costi proporzionati all'elevata
competenza tecnica richiesta nell'installazione, la manualistica e la manutenzione. Servizi questi che fanno parte
integrante del pacchetto software proprietario.
Come MS stessa ha fatto notare in precedenza, i servizi a valore aggiunto sono parte integrante e primaria delle
aziende che basano il loro modello di business sull'OS.
Come noi abbiamo già commentato la parola "free" deve essere tradotta con "libero" e non con "gratuito".
MS stessa, infine, considera la possibilità di un Software completamente ed effettivamente gratuito come una
concorrenza sleale che mina le basi economiche del mondo occidentale, ma vi paragona erroneamente il sistema
GNU/Linux. La scelta tra Software diversi deve essere basata su una analisi oggettiva dei pregi e dei difetti economici
e tecnologici. L'istruzione dovrebbe, quindi, mostrare entrambi gli approcci OS e proprietario in modo da preparare gli
studenti al mondo del lavoro e ai sistemi informatici che permeano ormai la nostra vita. Il fatto che i servizi relativi
all'installazione, la manualistica e soprattutto la manutenzione siano parte integrante di un qualsiasi pacchetto software
proprietario è assolutamente falso.
MS applica, come servizio a pagamento, sia l'assistenza telefonica (alla quale ci si può addirittura abbonare) che il
rilascio dei CD con gli aggiornamenti di Patch e Service Pack (raccolte di Patch). In quanto alla formazione per le
aziende esistono corsi, anch'essi a pagamento, per la certificazione di diversi aspetti professionali su prodotti MS.
Ciascuno di questi servizi viene ovviamente pagato indipendentemente dai costi dei pacchetti Software acquistati.
MODELLI DI BUSINESS. Dopo diversi anni di sperimentazione dei modelli di Open Source, poche sono le
aziende che hanno realizzato profitti. La limitata protezione della proprietà intellettuale per i prodotti Open Source
scoraggia gli investimenti e porta molti dei prodotti nelle mani di grandi aziende produttrici di software che
incrementano i prezzi dell'hardware per compensare le spese sostenute per lo sviluppo del software.
Le Partnership di alcuni produttori e distributori di Software OS con colossi quali IBM ed Oracle con relativi
investimenti non può che provare una volta di più la validità di questi sistemi. La maggiorazione nel prezzo
dell'hardware per coprire i costi di sviluppo è tutta da provare, in compenso la già citata vendita di Software proprietari
in Bundle con i PC non è altro che la medesima, ben più tangibile, strategia di mercato. Le aziende, alcune delle quali
ormai diventate multinazionali, che si sono affidate al mondo OS sono già state più volte citate in questi commenti. Altri
sistemi operativi proprietari (BeOS, OS/2) sono invece stati soffocati dalla concorrenza del monopolista di fatto MS.
MPATTO SULL'ECONOMIA. Se il modello Open Source venisse ampliamente adottato, obbligherebbe le
aziende che producono software commerciale a modificare il loro modo di fare business. Si verificherebbe un
dirottamento della spesa informatica dai produttori di software verso quelli di hardware e i fornitori di servizi.
L'impatto che questo avrebbe sull'economia locale (rivenditori e aziende di sviluppatori di piccole dimensioni),
sarebbe pesantemente negativo.
Nulla vieta ai due modelli di convivere esattamente come avviene oggi. Se MS teme la crescita del modello OS
verrebbe cinicamente da pensare che abbia paura delle sue prospettive di sviluppo in quanto portatore di prodotti più
validi e meno costosi dei propri.
SICUREZZA. Il rischio di virus e di attacchi da parte degli hackers è il medesimo su entrambi. Il modello Open
Source presenta un rischio maggiore in quanto la disponibilità dei codici sorgenti innesca una rincorsa tra chi
sviluppa il software e cerca di identificarne ed eliminarne le vulnerabilità e gli hackers che utilizzano proprio la
trasparenza offerta dal modello Open Source per sfruttare le debolezze dei codici di base del prodotto.
Purtroppo per identificare di un errore in un programma non è affatto sufficiente osservarne il codice sorgente.
Altrimenti sia i Software proprietari che OS verrebbero rilasciati sempre e comunque esenti da errori. Lo sviluppo di
virus per piattaforme Unix o GNU/Linux ad oggi ha prodotto non più di una decina di programmi. Si tratta quasi
esclusivamente di codice sperimentale e solo parzialmente funzionante. Esistono invece aziende (per esempio
McAfee e Symantec) che, grazie all'enorme numero di virus costantemente in aumento, hanno potuto fare degli
antivirus per MS Windows uno dei loro business di punta.
Degli attacchi hacker abbiamo già parlato. Ad oggi il rischio si è rivelato, statistiche alla mano, ben sproporzionato a
sfavore dei prodotti MS.
Il dibattito sull'open source rimane aperto. Sempre più persone si interessano ai codici sorgenti, e sempre più
produttori ne permettono l'accesso a determinate condizioni. Microsoft considera i codici sorgenti e le relative
licenze una parte del software commerciale. Per diversi anni ne ha consentito l'accesso a istituzioni accademiche
e a diversi produttori. Ha ascoltato le richieste dei clienti, analizzato il modello Open Source mettendone in
evidenza i lati positivi e negativi. Un'ulteriore soluzione che Microsoft prospetta è costituita dallo shared source. Si
tratta di un approccio bilanciato che permette di condividere i codici sorgenti dei prodotti Microsoft con i clienti
mantenendo nel contempo i diritti di proprietà intellettuale necessari ad alimentare il business del software. Due
gli obiettivi così raggiunti: creare valore aggiunto al business e sostenere le innovazioni tecniche.
Il modello Shared Source non garantisce la libertà della licenza GPL perché non consente la modifica del codice in
oggetto (neppure dietro pagamento di royalties).
All'interno delle strategie MS nasce il sospetto che questo modello sia stato adottato principalmente in quanto
costituisce una buona base di difesa all'interno del processo anti-trust in cui è accusata l'azienda negli Stati Uniti e nel
quale è riuscita ad evitare lo smembramento.
Speriamo che questo documento sia uno stimolo alla discussione, qualora MS (o altri) desiderassero esporre il
proprio punto di vista, a qualunque livello di dettaglio, perché siamo convinti che lo scambio di opinioni sia
fondamentale in un processo decisionale che porta a scelte in cui tutti (come cittadini italiani) siamo più o meno
direttamente coinvolti.